PROPOSTA DI RIFORMA DEI SERVIZI PER L’IMPIEGO PUBBLICI


I SERVIZI PER L’IMPIEGO NEL PROCESSO DI RIFORMA ISTITUZIONALE
La riforma del lavoro si interseca con la riforma degli assetti istituzionali delle province a cui, oggi, sono delegate le funzioni dei servizi per il lavoro in ambito regionale.
Proprio in ragione di tali riforme (oggi le Province sono in fase di dismissione e non possono assumere a tempo indeterminato), unite al massiccio blocco del turnover attuato nella PA negli ultimi anni, non si è data attuazione ad un consolidamento dei servizi sul territorio, servizi che risultano spesso precari poiché i lavoratori che li sorreggono in grossa percentuale essi stessi precari.

Intendiamo, pertanto, evidenziare alcuni aspetti che, nel processo di riforma dei Servizi per l’Impiego, auspichiamo vengano considerati:
  1. Sul piano delle funzioni e dell’organizzazione:
  • La gestione dei servizi per il lavoro deve trovare collocazione in un soggetto pubblicoche abbia sia una funzione di raccordo nazionale ma anche una presenza territoriale rispondente alle logiche dei bacini locali per l’impiego regionali.
  • Tale soggetto potrebbe essere rappresentato dal modello di Agenzia pubblica regionale. Attualmente, in Italia, un modello di Agenzia pubblica è rappresentato dall’Agenzia per il Lavoro della Provincia Autonoma di Trento, o, in alternativa trasferendo le funzioni delegate ai soggetti che sostituiranno regionalemente la provincia (Città Metropolitane o Unioni dei Comuni) collegato ad un rigoroso sistema di standard sui servizi omogeneo sul territorio nazionale per evitare ulteriori pericolose frammentazioni.
  • In un contesto di efficace sinergia dei diversi attori che partecipano al complesso sistema del mercato del lavoro, i servizi pubblici per l’impiego debbono avere un ruolo fondamentale di regia del sistema in raccordo con i soggetti privati che operano nel settore dell’intermediazione e delle politiche attive del lavoro.
  • Occorre riorganizzare i servizi pubblici in relazione alle effettive esigenze del mercato del lavoro e degli utenti (persone ed imprese), garantendo alla struttura condizioni competitive, sia dal punto di vista normativo che finanziario, potenziando i servizi di consulenza alle persone, di orientamento, di mediazione, della capacità di offrire politiche attive del lavoro raccordandole con gli ammortizzatori sociali, semplificando al contempo gli aspetti amministrativi.
  1. Sul piano della strutturazione dei servizi è fondamentale sviluppare e consolidare un organico costruito su professionalità specifiche attraverso la stabilizzazione del personale precario.
Le Agenzie Regionali pubbliche per l’Occupabilità e l’Orientamento professionale assorbirebbero i Centri per l’Impiego assumendo un ruolo centrale come servizi competenti pubblici nella gestione del sistema complessivo del governo del mercato del lavoro, della gestione delle procedure per il riconoscimento dello stato di disoccupazione, di erogazione delle politiche attive del lavoro, della messa in trasparenza delle opportunità di lavoro sul territorio in modo integrato con il sistema privato.

Si tratterebbe quindi di servizi pubblici che opererebbero tenendo insieme servizi per il lavoro e formazione professionale in raccordo con il Ministero del Lavoro, con l’INPS, con il sistema delle aziende e delle agenzie private accreditate per il lavoro e la formazione professionale. Non in modo concorrenziale, quindi, rispetto al sistema privato, ma secondo una logica integrata – diversificando le competenze: al servizio pubblico spetterebbe sostanzialmente il compito di rendere effettivo l’accesso costituzionalmente garantito al lavoro ed alle opportunità occupazionali per i cittadini, svolgendo un compito di regia del sistema, di integrazione tra politiche attive e politiche passive, di prevenzione di forme di lavoro nero ed illegale, di responsabilità sociale del sistema delle aziende nei confronti del territorio e di intervento volto a prevenire fenomeni di emarginazione sociale e lavorativa.

Diversamente da ora ci sarebbero strumenti operativi certi ed omogenei in tutto il territorio nazionale.

Non essendoci un problema di conflitto di interesse tra collocamento pubblico e quello privato (nei fatti presso il sistema pubblico si può aderire anche alle offerte delle agenzie private e le stesse, come tutte le aziende possono attingere alla banca dati pubblica dei curricula dei lavoratori) potrebbero essere quindi gestiti direttamente dalle Regioni tramite agenzie regionali con sportelli decentrati sul territorio, garantendo che ogni sportello abbia un bacino di utenza che rispetti i bacini territoriali per l’impiego.
Sarebbe opportuno rivedere le circoscrizioni territoriali dei servizi decentrati definendo ambiti che possano rappresentare sistemi locali di riferimento per l’implementazione di politiche di sviluppo del territorio e del mercato del lavoro, puntando a collocazioni di prossimità territoriale dei servizi per l’impiego pubblici adeguate sia sul versante delle funzioni burocratico-amministrative che su quello della prestazione dei servizi di politiche attive a favore dei diversi tipi di utenza.

In una più generale ottica di programmazione regionale sarà in tal modo possibile progettare ed attuare interventi di natura economica e per il lavoro calibrati sulle esigenze di un territorio e funzionali alle opportunità di sviluppo dello stesso sistema territoriale, valutando le caratteristiche e le dinamiche occupazionali che lo caratterizzano (profili professionali, pendolarità, migrazioni, infrastrutture).

Gli standard di funzionamento, gli strumenti operativi (database, portale, bacheca on line, gestionale informativo, generatore di curriculum vitae, gestionale per il bilancio delle competenze) e il monitoraggio sarebbero unici per tutto il territorio nazionale e garantiti dal Ministero del Lavoro. Le risorse a disposizione sarebbero quelle definite in ambito europeo (FSE, Youth Garantee ecc..), nazionale e regionale.
Un modello organizzativo ipotizzabile di agenzia pubblica è quello attualmente applicato dalla Provincia Autonoma di Trento che racchiude all’interno della propria struttura:
  • Le iniziative formative
  • L’orientamento professionale e i servizi per l’impiego
  • L’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati
  • Un osservatorio del mercato del lavoro
  • Un ufficio sulle politiche del lavoro a finanziamento europeo
  • Un ufficio affari generali
Tutto ciò, adeguatamente organizzato, potrebbe far nascere un sistema dei servizi per l’impiego adeguato per le imprese, efficace per i lavoratori e che rappresenta una opportunità per il Paese.

Un’altra criticità è connessa ai tempi necessari per (eventualmente) definire ed applicare un modello di governance condiviso a livello nazionale. Ciò significa che la prospettiva futura dei servizi pubblici per l’impiego è fondamentalmente legata alla volontà politica ed alle scelte che le Regioni definiranno, nei tempi utili ad evitarne una lenta eutanasia.


Un altro modello di cui si parla è quello del trasferimento delle funzioni dei Servizi per l’Impiego a Città Metropolitane o Unioni dei Comuni o altri organismi di area vasta, identificando al contempo standard qualitativi sui servizi minimi erogabili da definirsi a livello nazionale, così come strumenti operativi, collegamenti ai sistemi di politica attiva del lavoro e software unici validi per tutto il territorio nazionale, così da evitare una rischiosa polverizzazione degli interventi senza avere un quadro di insieme.

Il modello di trasferimento di funzioni allo Stato risulta essere poco percorribile nell’immediato perché richiederebbe procedure molto lunghe di riforma del titolo V della Costituzione. L’eccessiva centralizzazione porterebbe poi al rischio di una eccessiva burocratizzazione aumentando la distanza tra il servizio e le problematiche del cittadino

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