CENTRI PER L’IMPIEGO DI TORINO: PROCLAMAZIONE DELLO STATO DI AGITAZIONE

Alla luce del procrastinarsi della situazione di crisi, del sottodimensionamento dei Centri per l’Impiego e dell’incremento delle attività che gli operatori devono rendere all’utenza, si è svolta in data 13 febbraio 2014, l’assemblea dei lavoratori dei Cpi di Torino di Via Bologna e Via Castelgomberto ALL’UNANIMITÀ HA CONFERITO MANDATO A CGIL-CISL-UIL E ALLA RSU E DI DICHIARARE LO STATO DI AGITAZIONE IMMEDIATO SULLE SEGUENTI PROBLEMATICHE:

  • la definizione dei CARICHI DI LAVORO congruenti al personale disponibile tali da non compromettere, come accade, la salute psico-fisica dei lavoratori a causa dello stress correlato D.Lgs. 81/08;
  • la sospensione temporanea delle APERTURE POMERIDIANE fintanto che non vi sarà l’integrazione del personale;
  • la riapertura del BANDO DI MOBILITÀ INTERNA VOLONTARIA, considerato che quello esperito in questi giorni - assai tardivamente in seguito all’accordo sottoscritto in data 12/07/2013 che indicava in 60 unità il fabbisogno supplementare di personale dei Centri per l’Impiego della Provincia di Torino - non ha restituito un esito positivo, con la puntualizzazione da parte dell’Assessore che i servizi per il lavoro resteranno nell’alveo pubblico;
  • la SOSPENSIONE DELLA CIRCOLARE 1 DEL COORDINAMENTO dei Centri per l’Impiego per l’applicazione della legge 181/2000, fintanto che il personale non sia sufficientemente formato e dotato di strumenti chiari e univoci di lavoro;
  • la ricerca di nuovi metodi di gestione del flusso quotidiano dei disoccupati in modo tale che sia garantita LA SICUREZZA DEI LAVORATORI E DEGLI UTENTI.

L’assemblea richiama inoltre la piattaforma definita dai lavoratori dei Centri per l’Impiego, ormai un anno fa,che rivendicava la valorizzazione del servizio, un’adeguata formazione, la sottoscrizione di protocolli di intesa che recepiscano le norme sull’autocertificazione utilizzando anche strumenti informatici sia nei rapporti con Gtt, Asl ecc sia con gli utenti e adeguati riconoscimenti economici,.

CGIL-CISL-UIL-RSU ENTE PROVINCIA DI TORINO
Firmato in originale

Torino 14 febbraio 2014

COMUNICATO STAMPA 19-02-2014

Politiche attive del lavoro,
i precari della Provincia di Isernia si uniscono alla protesta dai colleghi dei Centri per l’impiego di Campobasso e Termoli: “Dopo dieci anni vogliono mandarci a casa, nonostante sia possibile chiedere i fondi al Ministero per garantire il servizio”

I precari dei servizi per il lavoro della provincia di Isernia si uniscono alla protesta dei colleghi precari dei Centri per l’Impiego di Campobasso e Termoli. Anche in provincia di Isernia, infatti, le politiche attive del lavoro sono erogate da 17 collaboratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) da oltre 10 anni e che non percepiscono compenso addirittura da marzo 2013.
Le Politiche attive del lavoro sono rappresentate da una serie di servizi quali accoglienza e informazione, orientamento e consulenza professionale, incontro domanda/offerta di lavoro e formativa, il cui scopo è quello di sostenere il disoccupato, attivarlo alla ricerca di lavoro ed alla sua riqualificazione professionale.
Parliamo quindi di servizi estremamente importanti, tanto che l’Europa ha dettato agli Stati membri delle linee guida da seguire ed ha messo a disposizione le risorse per riqualificare i servizi per l’impiego. Pertanto il Masterplan regionale dei servizi per il lavoro, di cui tanto si parla in questi giorni, non è un progetto di breve durata (tre anni), ma bensì una programmazione iniziata già nel 2002 (D.G.R. 1347/2002), proseguita nel quinquennio 2008/2013 (D.G.R. 1232/2008) e che dovrebbe continuare, come avverrà in tutte le regioni italiane, nella nuova programmazione 2014-2020.
Quando le Province hanno dovuto realizzare i servizi previsti dal Masterplan Regionale, hanno contrattualizzato personale che non era presente in pianta organica, trattandosi di figure con profili specifici, (parliamo per lo più di orientatori con esperienza nel settore), per cui appare evidente che la mancata proroga di questi progetti genererebbe una situazione critica e preoccupante, perché i servizi non potrebbero essere affidati a dipendenti che non abbiano queste qualifiche (se non c’erano prima, come faranno ad esserci dopo!?).
Non solo: sarebbe opportuno che la Regione Molise si rendesse conto che fino ad oggi ha affidato a dei precari i servizi per motivare i disoccupati a trovare un lavoro!
Dopo dieci anni di precariato i collaboratori della Provincia di Isernia sono stanchi e preoccupati, visto l’acuirsi della situazione di incertezza sulla prosecuzione delle politiche attive del lavoro nella regione Molise.
Essere precari vuol dire essere sottopagati, vivere con l’ansia ogni anno di non vedersi rinnovato il contratto, sapere di non aver diritto a malattie, ferie, tfr e contributi previdenziali e, in futuro, ad una pensione; non essere in grado di contrarre un mutuo e - per concludere – c’è anche la beffa di non avere diritto alla percezione di ammortizzatori sociali (dopo che per anni ci si è occupati di dare risposte ad altri disoccupati!). Essere precari significa anche cercarsi un altro lavoro (naturalmente precario) pur di garantirsi un’opportunità alternativa e quindi privarsi di tempo libero e di affetti familiari. Ma i nostri politici riescono a comprendere cosa significa vivere da precari per dieci anni e ritrovarsi a 40 anni disoccupati e sapere che fuori non ci sono possibilità di ricollocarsi?
Ma ancora più grave e preoccupante è immaginare, qualora la Regione Molise non dovesse permettere de facto di prorogare i contratti, la cancellazione in un solo colpo di spugna di oltre dieci anni di servizi, attività e programmazioni per cui sono stati investiti consistenti fondi europei.
Tutto ciò è inaccettabile, anacronistico e contrario allo spirito del governo nazionale e dell’Unione Europea che, al contrario, puntano tutto sulle politiche attive del lavoro per contrastare la disoccupazione, soprattutto giovanile. La Youth Guarantee, ad esempio, prevede espressamente l’affiancamento di politiche attive alle politiche passive.
Ma non solo: dovrebbe far riflettere il fatto che nell’ultima Legge di Stabilità (L. 147/2013) è previsto al comma 219, lett. d), art. 1 la possibilità per le Regioni, al fine di consentire il regolare funzionamento dei servizi per l’impiego, di richiedere direttamente al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali l’anticipazione sui contributi da programmare a carico del bilancio dell’Unione Europea, nei limiti di 30 milioni di euro a valere sul Fondo di rotazione per la formazione professionale e per l’accesso al Fondo Sociale Europeo.
Perché la Regione Molise sta andando controcorrente? Non dovrebbe sostenere una politica che si interessi realmente al problema della disoccupazione e del precariato in Molise?
I precari dei servizi per il lavoro della Provincia di Isernia chiedono quindi:

  • di dare seguito a quanto dichiarato dall’assessore regionale Petraroia in sede di tavolo tecnico del 5 dicembre 2013, ossia individuare una soluzione-ponte in attesa della nuova programmazione e del nuovo Masterplan dei servizi per il lavoro 2014-2020.
  • di dare avvio alla procedura di richiesta dell’anticipazione al Ministero del Lavoro sui fondi comunitari 2014-2020 come espressamente consentito dalla Legge di Stabilità 2014 che consente alle regioni italiane di rifinanziare tutti i servizi per il lavoro proprio per consentire il prosieguo delle attività di tutti i Centri per l’Impiego d’Italia.