MERCATO DEL LAVORO: LA PROPOSTA DI LEGGE DELLA GIUNTA PRESENTATA A PRIMA E TERZA COMMISSIONE – PREVISTA L'AGENZIA REGIONALE PER L'IMPIEGO E LA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI

È stato presentato, in una riunione congiunta della Prima e Terza commissione consiliare, il disegno di legge della Giunta regionale sul 'Sistema integrato per il mercato del lavoro, l'apprendimento permanente e la promozione dell'occupazione', che prevede anche l'istituzione dell'Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro. L'assessore Fabio Paparelli ha parlato di “una delle leggi più importanti di questa legislatura, che consentirà di far partire l'agenzia per l'impiego, prevedendo anche la stabilizzazione del personale precario del Centro per l'impiego di Perugia. La legge prevede un cambiamento epocale, che per la prima volta finanzia l'occupazione”.
(Acs) Perugia, 25 ottobre 2017 – La Prima e la Terza commissione dell'Assemblea legislativa dell'Umbria, presiedute da Andrea Smacchi e Attilio Solinas, si sono riunite in maniera congiunta per l'esame del disegno di legge della Giunta regionale sul 'Sistema integrato per il mercato del lavoro, l'apprendimento permanente e la promozione dell'occupazione - Istituzione dell'Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro'.
L'assessore Fabio Paparelli, accompagnato dal direttore regionale Luigi Rossetti e dal professor Romano Benini che ha contribuito alla stesura del testo, ha illustrato l'atto ai commissari parlando di “una delle leggi più importanti di questa legislatura che, grazie alle coperture previste nella prossima legge di stabilità, consentirà di far partire l'Agenzia regionale per l'impiego prevedendo anche la stabilizzazione del personale precario del centro per l'impiego di Perugia. Si tratta di un cambiamento epocale, che per la prima volta finanzia l'occupazione. Il disegno di legge è frutto di un metodo nuovo, che va oltre la concertazione, visto che è stato scritto con gruppo di lavoro a cui hanno partecipato non solo i nostri tecnici ma anche quelli delle associazioni di categoria e dei sindacati, consentendo di raggiungere un punto di equilibrio perfetto. Il testo è un grande passo avanti che modifica a fondo il mercato del lavoro introducendo un nuovo modello che collega flessibilità e sicurezza sul lavoro; che oltre all'Agenzia per il lavoro introduce un nuovo modello organizzativo dei centri per l'impiego; che affronta il tema dell'accreditamento delle agenzie formative alzando l'asticella della qualità per l'accreditamento delle agenzie interinali. La legge – ha evidenziato l'assessore - introduce un nuovo principio di premialità della prestazioni, andando a vedere quanto lavoro si crea con la formazione: non finanziamo più la disoccupazione ma l'occupazione. Inoltre si punta al sostegno della responsabilità sociale dell'impresa; ad azioni per incentivare il 'ritorno dei cervelli' ed evitare la fuga dei nostri giovani più preparati. All'Agenzia regionale è affidata la gestione dei Centri per l'impiego e la messa on-line di tutti i servizi che abbiamo già completato, così da eliminare le file ai Centri. Con questo testo riusciamo a superare la precarizzazione del Centro per l'impiego di Perugia, ad integrare i servizi dei Centri con quelli che i privati possono erogare: un valore aggiunto che non significa sostituirsi al ruolo che il pubblico può svolgere. Con l'Agenzia cerchiamo di promuovere il coordinamento e l'integrazione tra Asl, centri per l'impiego e i sevizi sociali dei Comuni, un vantaggio soprattutto per i disabili, e una base di partenza per il fascicolo elettronico del lavoratore. L'Agenzia non prevede ulteriori figure dirigenziali: ci sarà un coordinatore scelto tra i dirigenti della Regione e due dirigenti sulle due province, così da non aumentare i costi della struttura. L'Agenzia diventerà un braccio operativo della Regione, un ente strumentale che risponde alle politiche dell'assessorato perché le politiche attive del lavoro e la formazione del personale devono essere fortemente integrati”.
Il direttore Rossetti ha parlato di “testo unitario che semplifica il quadro delle norme regionali emanate nel tempo, puntando ad un percorso integrato con le politiche di sviluppo. Nella bozza della legge di stabilità sono previsti, a livello nazionale, 249 milioni di euro per completare il trasferimento alle Regioni del personale a tempo indeterminato delle Provincie, e 20 milioni per il personale a tempo determinato. Nel disegno di legge le politiche attive del lavoro sono centrali, soprattutto quelle nelle aree di crisi; forte impulso viene dato al contrasto della delocalizzazione, all'autoimpiego e alla sicurezza sul lavoro”.
Il professor Benini ha sottolineato che “si tratta di una legge di sistema che sposta i finanziamenti dagli intermediari ai risultati, che punta a rafforzare le infrastrutture pubbliche del mercato di lavoro con l'Agenzia. Così si completa la gestione del passaggio di competenze e personale dalle Province. L'Agenzia ha caratteristiche pubbliche, inglobando il sistema dei Centri per l'impiego che andrà rafforzato: solo il 10 per cento dei disoccupati accetta di entrare nei percorsi di reimpiego sul mercato del lavoro, che invece fanno aumentare la possibilità di occupazione fino al 30 per cento. Il disegno di legge non è una sommatoria di ricette diverse ma un tentativo di creare un sistema, un modello regionale che supera le differenze tra le due province. L'Agenzia non sarà luogo di incarichi ma uno strumento funzionale alle esigenze dell'Umbria e gestirà una quota di politiche attive regionali, con un'analisi e valutazione dell'impatto delle misure”.
Dopo l'illustrazione del disegno di legge Maria Grazia Carbonari (M5S) ha presentato un emendamento al testo che chiede “di inserire un rendiconto sugli esiti occupazionale dopo i corsi di formazione così da ottimizzare i finanziamenti, tarando meglio l'offerta sulle reali esigenze del mercato del lavoro. In questo modo puntiamo a far in modo che la formazione professionale funzioni in maniera ottimale”.

Servizi per il lavoro, alle regioni 6 mila dipendenti provinciali

Luigi Oliveri
I dipendenti provinciali in sovrannumero addetti ai servizi per il lavoro passeranno alle dipendenze delle regioni o degli enti regionali competenti in materia di politiche attive per il lavoro.
Tra le norme del disegno di legge di bilancio 2018 (nelle varie versioni non ancora definitive del testo) emerge quella che porrebbe finalmente fine, dopo quasi 4 anni, al regime di incertezza organizzativa, causata dalla legge Delrio. Questa, come è noto, ha sottratto alle province le funzioni inerenti il mercato del lavoro, senza che il Jobs Act abbia disposto il passaggio dei circa 6 mila dipendenti interessati all'Anpal. 
Le regioni sono intervenute in vario modo a supplire: chi assumendo i dipendenti, chi lasciandoli alle dipendenze delle province, assicurando il finanziamento del costo del personale anche grazie a finanziamenti straordinari concessi dallo Stato (per 2/3 della spesa), grazie a specifiche convenzioni.
Il disegno di legge intende porre fine al periodo di transizione e dispone direttamente che il trasferimento dei 6.000 dipendenti alle regioni o ad enti regionali (saranno poi le regioni ad esercitare la specifica scelta organizzativa).
Per fugare ogni possibile dubbio, si chiarisce in primo luogo che le assunzioni da parte delle regioni avverranno «in deroga al regime delle assunzioni previsto dalla normativa vigente»; in secondo luogo, che ai fini del rispetto dei limiti di spesa di personale previsti dall'articolo 1, commi 557 e 557-quater, della legge 296/2006 «le regioni, le agenzie o gli enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego calcolano la propria spesa di personale al netto del finanziamento» di 249,25 milioni di euro che lo stato assicurerà alle regioni a decorrere dal 2018. Inoltre, nei limiti delle risorse finanziarie assegnate dallo stato alle regioni, i trasferimenti di personale alle regioni, agenzie o enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego sono effettuati in deroga e non sono computati ai fini del calcolo dei limiti assunzionali vigenti.
Il trasferimento del personale e dell'intera funzione avverrà senza soluzioni di continuità. Per questo, si prevede che le regioni, le agenzie o gli enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego succedano ex lege nei rapporti di lavoro a tempo determinato e di
collaborazione coordinata e continuativa in essere alla data di entrata in vigore della legge di bilancio 2018. Saranno le regioni a disciplinare il subentro negli altri contratti e rapporti attivi e passivi necessari allo svolgimento delle funzioni (affitti, utenze, appalti e convenzioni varie).
Il disegno di legge consente a regioni, agenzie o enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego, nonché all'Anpal, di superare il precariato esistente (circa 2000 interessati) e valorizzare la professionalità acquisita dal personale a tempo determinato. Allo
scopo, si potrà attuare l'articolo 20 del dlgs 75/2017, in deroga al regime delle assunzioni previsto dalla normativa vigente e i contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data in vigore della legge di bilancio potranno essere prorogati fino alla conclusione delle procedure avviate ai sensi del citato articolo 20. La legge prevede anche un incremento di 15 milioni a decorrere dal 2018 dei trasferimenti all'Anpal, necessari per far fronte agli oneri minimi di funzionamento dell'Agenzia e per la stabilizzazione del personale a termine.
Gli effetti del trasferimento saranno automatici o, come si dice in gergo, ex lege. La legge di bilancio, in sostanza, «scavalca» gli effetti del dl 78/2015, convertito in legge 125/2015, che aveva indotto le regioni a riorganizzare le funzioni non fondamentali delle province, determinando, però, appunto le decisioni a macchia di leopardo, per lo più interlocutorie delle regioni.
Dall'entrata in vigore della legge di bilancio, dunque, si reciderà il cordone ombelicale che ancora lega i dipendenti addetti ai servizi per il lavoro alle province. Ma, il 2018 sarà evidentemente caratterizzato dalla complessa operazione di riorganizzazione dei servizi da parte delle regioni, a partire dalla scelta se assegnare i dipendenti ex provinciali a se stesse o ad enti regionali competenti in tema di lavoro. 

Manovra: misure relative ai centri per l'impiego

Le anticipazioni sulla prossima legge di bilancio nelle agenzie di stampa

Le Regioni, le agenzie o gli enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego e l'Anpal potranno trasformare i contratti a tempo indeterminato a indeterminato in deroga ai blocchi previsti dalla normativa. Lo prevederebbe una nuova bozza della legge di Bilancio. secondo quanto riportato dall'agenzia Public Policy sul documento di manovra è però ancora in corso il lavoro di limatura da parte dei tecnici. Inoltre, la stessa norma prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data di entrata in vigore della manovra possono essere prorogati fino alla conclusione delle procedure di trasformazione dei contratti in indeterminato.
Sempre nell'ottica di superare il precariato del personale dei centri per l'impiego, la manovra prevede che le Regioni, le agenzie o gli enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego succedono nei rapporti di lavoro a tempo determinato e di collaborazione coordinata e continuativa in essere alla data di entrata in vigore della manovra per lo svolgimento delle relative funzioni.
Per entrambe le misure, i trasferimenti alle Regioni - sempre secondo quanto riportato dallì'agenzia public policy - sono incrementati di 15,79 milioni di euro. Per la sola stabilizzazione dei precari, i trasferimenti dal ministero del Lavoro all'Anpal sono incrementati, a decorrere dal 2018, di 2,81 milioni di euro. Le risorse totali, che dovrebbe valere su fondi Mef, ammontano quindi a 18,6 milioni. Rifinanziate le misure in materia di credito di imposta per il Sud. L'autorizzazione di spesa relativa al credito di imposta concesso alle imprese che effettuano l'acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive, si legge in una bozza della Legge di Bilancio, è incrementata per un importo pari a 200 milioni di euro per l'anno 2018 e 100 milioni di euro per l'anno 2019. Agli oneri derivanti dal periodo precedente si provvede mediante risorse del Fondo Sviluppo e Coesione.
La misura che prevede l'ampliamento del credito di imposta per l'acquisizione di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle regioni meno sviluppate e delle regioni in transizione, si legge nella relazione illustrativa secondo quanto riportato dall' agenzia adnkronos - , "si è dimostrata un proficuo strumento per la crescita delle imprese ubicate nel Sud, contribuendo positivamente all'apporto di quelle regioni alla crescita del pil nazionale". È stimabile che a seguito dell'ampliamento della misura, introdotto dalla legge n. 208 del 2015, "2.969 nuove unità produttive abbiano proposto piani di investimento agevolati. Pertanto si ritiene opportuno rifinanziare la norma per gli anni 2018 e 2019 per consentire una continuità di sviluppo degli investimenti con indubbi effetti anche a livello occupazionale".
Per quanto riguarda il governo della spesa pubblica l'Aifa entro fine gennaio 2018 dovrà adottare - secondo le anticipazioni di Public Policy - le Determinazioni con il ripiano dell'eventuale superamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale e del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera per l'anno 2016, per consentire alle Regioni di incassare, come previsto dalla vigente normativa, le somme loro spettanti versate dalle aziende farmaceutiche a titolo di payback.
L'Aifa, secondo le anticipazioni sulla bozza, questa volta diffuse dall'Agi, successivamente dovrà concludere le transazioni avviate con le aziende farmaceutiche titolari di autorizzazione all'immissione in commercio di medicinali (Aic) relative ai contenziosi derivanti dall'applicazione della manovra di ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica 2013-2015, prevista dal dl Enti locali di giugno 2016, ancora pendenti al 31 dicembre 2017.
Un obiettivo della legge di bilancio potrebbe essere quello di portare dal 50% al 100% l'esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate nel 2018, di giovani entro i 29 anni, per le regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna).  La misura (secondo quanto riportato da Public policy) prende le mosse dall'altra misura inserita nella legge di Bilancio per la decontribuzione al 50% per l'assunzione di giovani under 30 su tutto il territorio nazionale. Dunque se i giovani assunti saranno in una delle regioni del Sud la decontribuzione sarà totale, nell'ambito dei Programmi operativi nazionali cofinanziati dal Fondo sociale europeo.
La Strategia nazionale delle aree interne (Snai) sarà probabilmente integrata con il finanziamento di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020 e 31,18 milioni di euro per il 2021- sempre secondo la bozza anticipata da Public Policy.  La Strategia nazionale delle aree interne, compresa nel Piano nazionale di riforma e facente parte dellaccordo di partenariato per l'impiego dei fondi strutturali e di investimento europei, dispone a legislazione vigente di 190 milioni di euro. "Tali disponibilità servono a coprire le necessità di 48 aree - spiega la relazione illustrativa - I finanziamenti nazionali assicurano un effetto leva sui corrispondenti finanziamenti comunitari appositamente messi a disposizione delle aree selezionate dalle regioni. A metà del periodo di programmazione emerge un fabbisogno complessivo di 281, 18 milioni di euro per concludere limpegno assunto con le regioni e i sindaci del complesso delle 72 aree selezionate nella Snai.
Un Fondo di 150 milioni per sostenere lo sviluppo delle Pmi nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Lo prevede una bozza della manovra finanziaria, presa in visione da Public Policy. La gestione del fondo sarà affidata all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (Invitalia) che potrà avvalersi anche della Banca del Mezzogiorno. Il Fondo potrà inoltre avvalersi dellapporto di capitale di investitori pubblici e privati e opererà investendo nel capitale delle imprese, unitamente e contestualmente a investitori privati indipendenti. "L'investimento nel capitale di ciascuna impresa target è finanziato, per almeno il 50% - si legge - da risorse apportate dai predetti investitori privati indipendenti, individuati attraverso una procedura aperta e trasparente".
Il Fondo potrà anche investire in fondi privati di investimento mobiliare chiuso (Oicr), che realizzano investimenti in piccole e medie imprese del Mezzogiorno. Demandare alla convenzione tra presidenza del Consiglio dei ministri e Invitalia la puntuale definizione degli oneri da riconoscere a quest'ultima per l'attuazione della norma denominata "Resto al Sud", contenuta nell'ultimo decreto Mezzogiorno varato dal Governo.
Lo prevede una bozza della manovra finanziaria, presa in visione da Public Policy. Attualmente la norma prevede un ristoro dell'1% del finanziamento complessivo della misura, che rischiava di essere insufficiente per consentire a Invitalia di svolgere tutti i compiti necessari all'attuazione della misura a favore dell'occupazione giovanile nelle Regioni del Sud. La relazione illustrativa spiega che il decreto attuativo della misura è "in corso di emanazione".
Molto critici i primi commenti di Massimo Garavaglia, assessore della Regione Lombardia e coordinatore della Commissione affari finanziari della Conferenza delle Regioni e delle province autonome "Altro che autonomia, le risorse vanno a Roma, che poi decide se e come farle ritornare". Fra le maggiori ciriticità secondo Garavaglia c'è il fatto che "viene rinviata fino addirittura al 2020 la fiscalizzazione, cioè la norma esistente, che prevede che le Regioni si finanzino, trattenendo quote di imposte. Cosi' come rinvia al 2020 la Tesoreria unica". L'assessore della giunta lombarda analizza cosi' gli effetti che tale manovra avra' sull'apparato regionale: "Per quanto riguarda i tagli siamo oltre i 400 milioni di euro, vale a dire che quasi la meta' del bollo auto incassato va a Roma, e questo esclusa la sanita'". Per la parte sanitaria, invece, le cose a detta di Garavaglia "vanno se possibile anche peggio". Questo perché "non ci sono risorse per i contratti e questo è un peccato". D'altronde "dopo 10 anni - spiega l'assessore - eravamo pronti al rinnovo, ma non c'e' un euro. Nulla neppure sulla possibilita' di assumere personale, resta quindi la regola per cui dovremmo addirittura ridurre il personale rispetto alla spesa del 2001", che per Garavaglia è semplicemente "una follia. Una follia - conclude - pensare di ridurre la spesa rispetto a un dato di 16 anni fa".


L.BILANCIO, BOZZA: C'E' STABILIZZAZIONE PRECARI CENTRI IMPIEGO. CI SONO 18,6 MLN

- Roma, 19 ott - Le Regioni, le agenzie o gli enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego e l'Anpal potranno trasformare i contratti a tempo determinato a indeterminato in deroga ai blocchi previsti dalla normativa.
Lo prevede una nuova bozza della legge di Bilancio, varata dal Consiglio dei ministri di lunedì, di cui Public Policy ha preso visione. Sul documento di manovra è ancora in corso il lavoro di limatura da parte dei tecnici.
Inoltre, la stessa norma prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data di entrata in vigore della manovra possono essere prorogati fino alla conclusione delle procedure di trasformazione dei contratti in indeterminato.
Sempre nell'ottica di superare il precariato del personale dei centri per l'impiego, la manovra prevede che le Regioni, le agenzie o gli enti regionali costituiti per la gestione dei servizi per l'impiego succedono nei rapporti di lavoro a tempo determinato e di collaborazione coordinata e continuativa in essere alla data di entrata in vigore della manovra per lo svolgimento delle relative funzioni.
Per entrambe le misure, i trasferimenti alle Regioni sono incrementati di 15,79 milioni di euro. Per la sola stabilizzazione dei precari, i trasferimenti dal ministero del Lavoro all'Anpal sono incrementati, a decorrere dal 2018, di 2,81 milioni di euro. Le risorse totali, che dovrebbe valere su fondi Mef, ammontano quindi a 18,6 milioni.

APPROVATA LA MOZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE SUI CPI

CPI: CONSIGLIO REGIONALE APPROVA LA MOZIONE PER LA PRESA IN CARICO DA PARTE DELLA REGIONE PIEMONTE

 Quella che rendiamo nota ai lavoratori, in particolare a quelli dei Centri per l’Impiego della Città Metropolitana, è una buona notizia: il Consiglio Regionale del Piemonte, a larghissima maggioranza, ha approvato la mozione che IMPEGNA LA GIUNTA a procedere alla presa in carico della funzione Mercato del Lavoro e dei dipendenti dei Centri per l’Impiego.
Una notizia che arriva ieri, al termine di una lunga seduta del Consiglio, ottenuta grazie all’impegno della RSU di questo ente e di CGIL CISL e UIL che con audizioni, dibattiti, mobilitazioni, hanno da tempo tessuto un’opera di sensibilizzazione dei Consiglieri regionali sul tema; e grazie all’azione di pressione esercitata da quei dipendenti (cosa che ha consentito di anticipare la votazione di molto rispetto all’ordine dei lavori previsto dall’Aula) che aderendo all’invito della RSU hanno compreso che i risultati si ottengono solo muovendosi in prima persona.
Un atto di indirizzo politico che arriva proprio nei giorni in cui i colleghi dei CPI sono provati dalla gestione quotidiana di decine/centinaia di cittadini disabili che si sono presentati agli sportelli nella ricerca disperata di un posto di lavoro e che ancora una volta evidenziano quanto sia indispensabile una corretta attribuzione dei ruoli e responsabilità della filiera decisionale, a partire dalle scelte politiche di fondo.
Va dato merito ai Consiglieri che più si sono spesi a favore di questo risultato, a partire da alcuni dei firmatari della mozione come Marco Grimaldi (Sinistra Italiana), Silvana Accossato (MdP), Antonio Ferrentino e Andrea Appiano (Pd).
Inoltre la mozione impegna la Giunta a richiedere al Governo di sbloccare la possibilità di sostituire nei CPI i dipendenti cessati dal servizio ed esprime l’esigenza regionale che siano tempestivamente avviate le procedure di stabilizzazione previste dalla legge Madia dei lavoratori precari (venti in CM Torino) che suppliscono alle carenze di personale ormai drammatiche in alcuni Centri.
E’ stata anche approvato un ordine del giorno a favore della digitalizzazione delle procedure proposto dalla Consigliera Francesca Frediani (M5S).
Ora chiediamo che la Giunta Regionale dia subito seguito alla volontà del Consiglio con la modifica della legge 23/2015 e l’acquisizione nei ruoli regionali del personale dei Centri per l’Impiego e che la Città Metropolitana provveda per la sua parte a stabilizzare i dipendenti precari.
In allegato il testo ufficiale della Mozione n. 1146 “Centri per l’impiego, presa in carico da parte della Regione Piemonte” presentata da Accossato, Appiano, Boeti, Caputo, Ferrentino, Grimaldi, Monaco, Ottria.”

Esecutivo RSU Città Metropolitana di Torino

Torino, 18 ottobre 2017

MOZIONE. Centri Impiego: presa in carico da parte della Regione Piemonte





La nuova legge di bilancio ed il mercato del lavoro

Nel corso del Convegno intitolato “Mercato del lavoro e ruolo delle politiche attive”, tenutosi presso l’università Luiss Guido Carli, si è discusso sull’importanza di incentivare politiche che tendano ad avvicinare e collegare meglio il mondo del lavoro con la formazione, sottolineando la necessità di potenziare le cosiddette competenze trasversali. L’Onorevole Luigi Bobba, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali, ha dichiarato che vi sono “pochi giovani, molti espatriati e molti Neet” (circa 2 milioni e trecento mila) e “questi sono i tre temi spinosi” che devono essere affrontati e che sono stati contemplati all’interno della Legge di bilancio che sarà esaminata a metà ottobre in Parlamento.

Tenendo presente anche il dato Excelsior secondo cui vi sono un milione di posti di lavoro disponibili in imprese e servizi e data l’attuale situazione dei giovani, il rappresentante del Governo ha dichiarato che al centro di questa nuova legge è stato preso in considerazione il problema della formazione e della disconnessione fra questa e l’occupazione. Vi sono più di 2 milioni di occupazioni, infatti, che sono “disoccupate” cioè senza gente capace di occuparle. Se da un lato con il Jobs Acts si è cercato di ridurre tale disconnessione, dall’altro però è necessario un aumento degli investimenti sulle politiche attive.

Quindi con questa legge di bilancio, ha proseguito Bobba, si cercherà d’indirizzare l’azione del governo verso quattro direzioni:

la prima è quella di carattere fiscale legata alla misura sullo sgravio alle imprese per le assunzioni dei giovani. L’onorevole ha sottolineato che sono da chiarire ancora due questioni, la prima riguarda la soglia di età entro la quale sarà concesso tale sgravio pari a circa 3000/4000 euro e la seconda concerne la scelta tra uno sgravio temporaneo di tipo triennale oppure di tipo strutturale;
la seconda è la necessità di rafforzare la connessione tra scuola e lavoro e rendere stabile, ordinario e strutturale il finanziamento;
la terza direzione è rappresentata dallo strumento dell’ITS cioè gli Istituti Tecnici Superiori ad alta specializzazione tecnologica. L’80% dei giovani della formazione terziaria è, infatti, immediatamente occupata mentre il restante 20% è un “miss match” fra competenze e aziende. Da qui nasce il collegamento con l’impresa 4.0 al fine di dotare la formazione di un super ammortamento sull’investimento che le imprese (anche per via della digitalizzazione) fanno sui lavoratori. In questo modo, tale investimento non sarà soltanto a carico delle imprese ma sarà anche a carico della finanza pubblica;
Infine, vi è la rete di accompagnamento per il lavoro cioè i centri dell’impiego la cui prospettiva è più chiara sotto il piano istituzionale. “Esse graviteranno sulle regioni” ha dichiarato Bobba, e “avranno una collocazione puntuale sapendo che l’Anpal (Agenzia Nazionale del lavoro) farà da regia sulla rete occupazionale”.
Il contenuto di questa nuova Legge di bilancio sembra portare speranze positive per i giovani. Speranze che si auspica non siano destinate a rimanere tali ma che invece possano diventare radici su cui piantare l’albero della ricrescita.
fonte: https://ecointernazionale.com/2017/10/10/la-nuova-legge-di-bilancio-ed-il-mercato-del-lavoro/

Centri per l'impiego, approvata convenzione per 15 milioni di euro

E’ quanto prevede lo schema di Convenzione tra Ministero del Lavoro e Regione Marche relativa alla regolazione dei rapporti per la gestione dei servizi per il lavoro e le politiche attive


Oltre 15 milioni di euro alle Province destinati ai 13 Centri per l’impiego marchigiani per coprire i costi del personale relativi al 2017 e per i nuovi progetti di riorganizzazione del servizio. E’ quanto prevede lo schema di Convenzione tra Ministero del Lavoro e Regione Marche relativa alla regolazione dei rapporti per la gestione dei servizi per il lavoro e le politiche attive approvato oggi dalla giunta su proposta dell’assessore al lavoro e alla Formazione Loretta Bravi.  
Il provvedimento fa seguito  al riparto delle risorse, effettuato dal Ministero del Lavoro  tra le Regioni, finalizzato al contributo, pari a 2/3, sui costi 2017 del personale a tempo indeterminato, giuridicamente dipendente dalle Province, impegnato nei Centri impiego. Per la nostra Regione l’importo previsto è pari a 10.130.241 euro. L’assegnazione e la successiva erogazione di tale importo sono subordinate alla sottoscrizione della Convenzione approvata oggi. La Regione, attraverso progetti di potenziamento, dal canto suo, sostiene i centri per l’impiego con un primo investimento pari ad 5.065.120,50 euro a valere sul POR Marche FSE 2014/2020.
“In questa fase di transizione molto delicata – spiega l’assessore Bravi -   vanno tenuti in considerazione alcuni aspetti fondamentali: il potenziamento dei servizi, la stabilizzazione del personale ed il rispetto della territorialità. Ora, garantita la certezza delle risorse nazionali e regionali con questa Convenzione, l’impegno è quello di migliorare l'efficienza e l'efficacia dei servizi territoriali pubblici per l'impiego semplificando e uniformando le procedure amministrative. Vanno inoltre garantite l'uguaglianza e l'imparzialità di trattamento attraverso l'applicazione di standard uniformi di servizio ed è essenziale promuovere un rapporto continuo e strutturato, omogeneo a livello regionale, tra le categorie del mercato del lavoro, le scuole e le università".
fonte: http://www.anconatoday.it/politica/centro-impiego-convenzione-marche-ancona.html

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Centri per l'impiego, approvata convenzione per 15 milioni di euro


PD, confronto sulle politiche attive. Gribaudo: “Non si torna indietro”

Seminario sul Jobs Act con le parti sociali e gli assessori regionali, presenti Poletti e Del Conte


Una lunga e articolata discussione quella di ieri pomeriggio nella sede del Pd per parlare di politiche attive del lavoro, “punto centrale del Jobs Act”, per discutere i passi fatti e quelli ancora necessari a compiere questa piccola rivoluzione per il mercato del lavoro italiano. All’incontro, promosso dalla Responsabile Lavoro del Pd, Chiara Gribaudo, erano presenti il Ministro del lavoro Giuliano Poletti, il Presidente di Anpal Maurizio Del Conte e la coordinatrice regionale degli assessori al lavoro, la toscana Cristina Grieco.
Sulla scia della rinnovata stagione di incontri al Nazareno, inaugurata poche settimane fa dal segretario Matteo Renzi per discutere di Europa, al confronto hanno risposto tutte le parti sociali, non solo Cgil Cisl e Uil e Confindustria ma anche i rappresentanti dei settori del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura e dei servizi alla persona. Visto il tema, non sono mancati i contributi delle agenzie per il lavoro private. Al tavolo anche assessori regionali al lavoro delle giunte di centrosinistra, nonché deputati e senatori delle commissioni Lavoro di Camera e Senato.
Non poteva mancare, in apertura, il commento ai dati OCSE diffusi ieri, secondo i quali grazie al Jobs Act sono stati creati circa 850.000 posti di lavoro a partire dal 2014. Dati che hanno sottolineato anche il missmatch delle competenze nel nostro paese, con un basso investimento negli studi universitari (e conseguente basso numero di laureati) e 13 milioni di adulti in difficoltà dal punto di vista del saper fare, che si trovano di fronte alla necessità di riqualificarsi. Proprio incontro a questa esigenza devono andare le politiche attive, secondo Chiara Gribaudo, che apre il dibattito ricordando quanta strada sia già stata fatta dalla creazione di ANPAL, in particolare con l’assegno di ricollocazione ma anche per tutelare e rafforzare il ruolo dei centri per l’impiego. Punto ripreso anche da Cristina Grieco, la quale ha ricordato gli sforzi compiuti e ancora necessari al coordinamento delle politiche attive nelle varie regioni, il lavoro svolto attraverso la Garanzia Giovani e i legami costruiti con il mondo della formazione.
Dati significativi dal Ministro Poletti, il quale ha sottolineato che, all’interno dei flussi del mercato del lavoro, ogni anno circa 150.000 persone cambiando lavoro si spostano anche da un settore ad un altro: l’esigenza di riqualificarle, anche per aiutarle nella ricollocazione, è centrale per le politiche attive. Il Ministro ci ha tenuto a evidenziare la nuova impostazione costruita sul tema, promossa anche nell’ambito del recente G7 del lavoro a Torino: i ministeri del lavoro, dell’istruzione e dello sviluppo economico starebbero conducendo insieme  questo ambito così complesso, in modo da poter affrontare efficacemente le sfide poste dall’insieme di politiche messe in campo in questi anni. Non solo Jobs Act, ma anche alternanza scuola lavoro e sistema duale, fino ad arrivare a Industria 4.0.
Molti gli spunti provenienti dai partecipanti al lungo tavolo, tanti esempi di buone pratiche costruite sui fondi bilaterali e con il partenariato sociale, nonché la richiesta di semplificazione di alcuni punti ancora critici nel panorama delle politiche attive. Valorizzazione dell’apprendistato, importanza della prossima decontribuzione per i giovani che alcuni chiedono non abbia limiti settoriali, necessità di investire sul capitale umano e sulle strutture dei centri per l’impiego, da integrare efficacemente con la rete delle agenzie private.
Maurizio Del Conte ha infine risposto alle tante sollecitazioni, ricordando come, nel 2014, i centri per l’impiego riuscissero a intermediare soltanto il 2% dei disoccupati in cerca di lavoro: un numero che sta crescendo e che ANPAL si impegna prima a raddoppiare e poi a migliorare ancora. Proprio sul ruolo di ANPAL si è concentrato il suo Presidente, ricordando come il suo sia un ruolo innanzitutto di coordinamento e da valorizzare in quanto tale, anche attraverso il limite alla moltiplicazione delle denominazioni che le varie politiche prendono nelle varie regioni, rischiando di creare confusione. Il concetto emerso è la necessità di standard condivisi e rispettati, ai quali naturalmente ognuno può poi integrare le proprie proposte in base a necessità e opportunità.
Alla fine dell’incontro, Chiara Gribaudo si dichiara soddisfatta del pomeriggio: “Crediamo che sia sempre più necessario avere discussioni larghe con tutti gli attori coinvolti sui temi del lavoro, soprattutto su politiche così complesse che non possono essere attuate efficacemente senza la partecipazione attiva di tutti i soggetti istituzionali e sociali” dichiara la deputata dem, che continua “sicuramente questa sera è emerso un punto: dalle politiche attive non si torna indietro. La scelta fatta con il Jobs Act di mettere a sistema le esperienze precedenti, italiane e straniere, e dare loro una struttura e un coordinamento nazionale è stata vincente. Ha richiesto e richiederà ancora tempo per essere implementata e migliorata, ma si tratta di una rivoluzione per il nostro mercato del lavoro, quella che avrà gli effetti più profondi, positivi e duraturi per il nostro Paese, sia dal punto di vista dell’occupazione che della produttività”.

fonte: http://www.labparlamento.it/thinknet/pd-confronto-sulle-politiche-attive-chiara-gribaudo-non-si-torna-indietro/

Province e città metropolitane, Fp Cgil: misure in legge di bilancio


“Serve una soluzione nella legge di bilancio per salvare Province e Città Metropolitane”. È la richiesta della Fp Cgil Nazionale oggi in occasione dello sciopero nazionale dei lavoratori degli enti interessati e che ha visto manifestazioni in tutti i territori. Il sindacato dei servizi pubblici della Cgil denuncia, attraverso il segretario nazionale, Federico Bozzanca, “la situazione insostenibile nella quale si ritrova la gran parte di Province e Città Metropolitane, soggette negli anni a una pesante decurtazione di risorse con effetti nefasti sui lavoratori e sui servizi offerti ai cittadini”.

Per queste ragioni la Fp Cgil avanza al Governo e al Parlamento cinque punti per individuare una soluzione che possa salvare questi enti: “Serve un impegno - spiega il dirigente sindacale -, in termini di risorse da individuare nella prossima legge di Bilancio, perché Province e Città Metropolitane possano chiudere i bilanci, allo stesso tempo c’è bisogno di investimenti perché possano finalmente garantire una programmazione per i servizi offerti”. 

Inoltre, aggiunge Bozzanca, “è urgente lo sblocco del turn over e la stabilizzazione dei precari per enti che sono ormai ridotti all’osso, così come serve dare una soluzione definitiva all’emergenza Centri per l’impiego che versano in una irresponsabile situazione di limbo”. Ultimo punto, legato alle emergenze, “ci sono enti in dissesto economico che hanno bisogno di interventi specifici perché escano dal baratro nel quale sono precipitati”. Misure in cinque punti che, conclude Bozzanca, “devono trovare uno sbocco con la prossima legge di Bilancio per offrire una prospettiva a questi enti e, nello specifico, ai lavoratori e ai servizi ai cittadini, senza le quali la mobilitazione continuerà con ancora più forza”.

Centri per l'impiego, verso il trasferimento del personale alla nuova Agenzia per il Lavoro

E’ in arrivo una soluzione per i lavoratori dei Centri per l’impiego, occupati ora nelle Province, che saranno trasferiti nella nuova Agenzia per il lavoro. Il passaggio, nel quadro delle norme regionali per la stabilizzazione del precariato, sarà possibile nel giro di quattro-cinque mesi una volta che saranno definite, dal ministero per il Lavoro, le risorse finanziarie necessarie. Inoltre, sempre in riferimento alle norme per la stabilizzazione, potrà avvenire in tempi più ridotti il trasferimento del personale a tempo determinato impiegato nelle Province. 
Questo il senso dell’accordo sottoscritto ieri al termine di un tavolo a cui erano presenti l’assessore regionale a Bilancio e Organizzazione, Emma Petitti, in rappresentanza della Giunta, il direttore generale della Regione Emilia-Romagna a Organizzazione e Risorse, Francesco Frieri, il direttore dell’Agenzia regionale per il lavoro, Paola Cicognani, e le segreterie regionali dei sindacati di categoria (Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl).  Le parti hanno anche condiviso la necessità di individuare le procedure per reclutare personale da destinare al rafforzamento della struttura amministrativa dell’Agenzia. 
“Siamo molto soddisfatti dell’intesa raggiunta- commenta l’assessore Petitti- che ci permette, ancora una volta, di non lasciare indietro nessuno. Da inizio legislatura il nostro impegno per il lavoro è costante e questa soluzione valorizza l’Agenzia regionale per il lavoro che può diventare ancora di più uno strumento utile di politica attiva per l’occupazione". 
Da parte della Regione c’è l’impegno a fornire il supporto per la formazione del personale in modo da facilitare il più rapido avvio e la progressiva autosufficienza organizzativa e gestionale dell’Agenzia. Ciò anche in virtù degli obiettivi che qualificano l’Agenzia stessa quale strumento di politica attiva del lavoro in Emilia-Romagna, peraltro già indicati dal Patto per il Lavoro.

Città Metropolitana, i precari incontrano Sala: "Da lunedì a lavoro, dal 2018 stabilizzazione"

Milano, i precari della Città Metropolitana vicini al rinnovo Video

"Da lunedì torneranno a lavorare e dal 2018 si potrà procedere con la stabilizzazione". Sono parole importanti quelle pronunciate dal sindaco Beppe Sale subito dopo l'incontro tenutosi a Palazzo Isimbardi con i dipendenti precari dell'Ente che dallo scorso 30 settembre attendono il rinnovo del contratto.
Dopo quattro giorni e quattro notti di occupazione dell'aula consiliare, i lavoratori hanno deciso di sciogliere il presidio confidando nella promessa del sindaco. Determinante è stato l'incontro di Roma con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: dal Governo arrivano 11,2 milioni per la Città Metropolitana di Milano che potrà così chiudere il bilancio. La firma dovrebbe arrivare entro il weekend e da lunedì, quindi, si potrà procedere con i nuovi contratti per i precari.
Contratti che, però, avranno durata di un mese. Poi la proroga fino a dicembre 2017 e, si spera, dal 2018 la stabilizzazione per un personale, tra l'altro qualificato, che da parecchi anni vive con l'ansia del precariato.

Milano, sacchi a pelo nell'ex Provincia. I precari: "Occupazione a oltranza"

I dipendenti della Città metropolitana che aspettano da anni il contratto dormono nella sala consiliare. Lunedì incontro a Roma dei sindaci con Gentiloni per avere risposte su bilanci e stabilizzazioni
Hanno occupato la sala del consiglio della Città metropolitana di Milano: sono i lavoratori precari dell'ex Provincia, che aspettano ormai da tempo la stabilizzazione promessa, e mai attuata, anche dopo la riforma Delrio. Una decina di dipendenti - in rappresentanza di tutti gli altri - hanno dormito tra i banchi della sede di Palazzo Isimbardi, e assicurano: "Non andremo via da qui fino a quando non ci daranno certezze sul nostro futuro". Il contratto di 33 precari, rinnovato periodicamente a tempo da dieci anni, scade con la fine di settembre: vuol dire da ottobre trovarsi senza stipendio, "ma con mutui e bollette da pagare", accusano i lavoratori che ricordano: "Noi garantiamo l'erogazione di servizi fondamentali e da lunedì rimarremo a casa". Prima di decidere l'occupazione e di srotolare striscioni e sacchi a pelo, i precari hanno avuto un confronto - anche acceso - con l'amministrazione.
Il presidio-occupazione proclamato dalla sigla Usb è scattato sabato, al termine di una assemblea di tutti i lavoratori. Due le questioni che hanno portato alla protesta, non la prima negli ultimi anni: "Non è pervenuta nessuna risposta sulle risorse necessarie al mantenimento dei servizi fondamentali, quali scuole , strade, sicurezza ambientale, malgrado le continue sollecitazioni, nè da parte del governo nè da parte del sindaco Sala che non si è assunto alcun impegno in tal senso, sfuggendo, anzi, al confronto", accusa la Usb Lombardia. E continua: "A tutto questo si aggiunge il problema dei lavoratori precari ancora senza contratto e i mille dubbi che ancora gravano sul salario accessorio".
Con la fine di settembre, infatti, scade anche la presentazione dei bilanci delle Città metropolitane e quello di Milano, come di altre città, è ben lontano da essere in sicurezza. Anche per questo motivo lunedì il sindaco Beppe Sala sarà a Roma, con gli altri sindaci delle Città metropolitane italiane, per incontrare il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: da lui aspettano risposte sulla copertura economica dei servizi che - altrimenti - rischiano di saltare.