SISTEMA PUBBLICO E PRIVATO A CONFRONTO

Servizi per l’Impiego
23.05.2016 – Dopo l’uscita del Rapporto di Monitoraggio sui Servizi per l’Impiego 2015 della scorsa settimana l’Isfol torna sul tema anticipando i dati del research paper “I canali di intermediazione e i Servizi per il lavoro ” a cura di Roberto Landi, Emiliano Mandrone, Manuel Marocco e Debora Radicchia, disponibile da lunedì prossimo sul sito.
In questa prima uscita vengono presentate le analisi relative all’utenza del sistema pubblico e privato di intermediazione al lavoro, sotto il profilo delle caratteristiche socio-economiche, della richiesta di servizi e del grado di soddisfazione. “Nonostante un’utenza più numerosa e più difficile, i Centri per l’Impiego hanno performance non così distanti da quelle delle Agenzie per il Lavoro”, ha commentato Stefano Sacchi. “Per valutare l’effettivo ruolo svolto dall’operatore pubblico – ha aggiunto il Commissario straordinario dell’Istituto – occorre considerare che sono soprattutto i Centri per l’Impiego ad occuparsi delle fasce deboli del mercato del lavoro, vale a dire i disoccupati di lunga durata, chi ha scarse competenze o un titolo di studio basso, poca o nessuna esperienza lavorativa, chi vive in contesti ambientali dove spesso mancano reali opportunità di collocamento, come nelle Regioni del Mezzogiorno”. La rilevazione PLUS ha stimato in oltre 4,6 milioni le persone che nell’anno si sono rivolte ai Servizi per il Lavoro, ripartiti tra Centri per l’impiego e Agenzie per il Lavoro, ovvero agenzie interinali o di somministrazione, società di ricerca e selezione del personale, sindacati o organizzazioni datoriali, consulenti del lavoro e job center universitari. Di questi poco più della metà (54,7%) si è rivolta esclusivamente ad un CPI, il 21,4% ha scelto di affidarsi alle APL, ed il restante 23,3% ha utilizzato sia i CPI che le APL. Le popolazioni dei servizi privati e pubblici sono sistematicamente diverse. L’utenza dei CPI è in prevalenza femminile, meno istruita, residente nel Sud e caratterizzata dalla maggior presenza di persone in cerca di lavoro; mentre le APL si occupano soprattutto dei più istruiti, dei già occupati e meno di chi è in cerca di lavoro. La ricerca è stata in grado di fornire un quadro complessivo delle modalità di fruizione dei servizi (richiesto e ottenuto, non richiesto, richiesto e non ottenuto) dal punto di vista dell’utenza di CPI e APL per ciascuna area funzionale (collocazione, politiche attive, servizi amministrativi) e della capacità del sistema di far fronte alle istanze dell’utenza. I risultati mettono in luce alcune criticità soprattutto quando si tratta di collocare i soggetti e di far svolgere corsi di formazione, si rileva inoltre un importante carico amministrativo. La nota dolente, però, è rappresentata dal fatto che nei primi 4 mesi sono stati trattati per il servizio richiesto solo il 30% di chi si è rivolto ai CPI, d’altro canto le APL processano nello stesso lasso di tempo, appena il 40% degli utenti.  Questo risultato evidenzia un problema di sottodimensionamento dei SPI in termini di capacità operativa e di presa in carico dell’utenza. Tuttavia, passando ad analizzare il grado di soddisfazione degli utenti in merito ai servizi richiesti si rileva che i CPI ottengono una soddisfazione medio alta in circa il 50% dei casi, percentuale che sale al 60% per le APL.

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