Mentre sono in elaborazione e discussione, sia a livello Centrale che nel Parlamento Regionale, diverse proposte sul riassetto organizzativo dell'ente intermedio, noi lavoratori precari siamo allarmati e sempre più preoccupati dalla scarsa attenzione rivolta al problema dei dipendenti con contratti precari, che da anni assicurano l'erogazione di servizi strutturali nel settore lavoro.
Centri per l'impiego: interventi in alcune Regioni
La Toscana è in prima fila per cercare di risolvere il problema dei Centri per l’impiego, essendo passata la loro gestione dalle Province alle Regioni.
Sono in arrivo dalla Toscana oltre 12 milioni di euro destinati a progetti volti a rafforzare la capacità dei servizi sociali, come avviare misure formative personalizzate progettate insieme ai Centri per l'impiego. In tal senso è stato dato anche il via libera al rinnovo della convenzione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Regione Toscana, che fa seguito all'Accordo Stato -Regioni Province Autonome dello scorso dicembre, per la proroga per il 2017 dell'attività dei Centri per l'impiego.
La convenzione regola i relativi rapporti e gli obblighi in relazione alla gestione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro. Son così stabiliti anche gli impegni di carattere finanziario: in particolare è stabilito che il costo del personale a tempo indeterminato e delle spese di funzionamento sia per due terzi a carico del ministero e per un terzo a carico della Regione Toscana.
“Confidiamo che la firma della convenzione costituisca un ulteriore passo in avanti per uscire dalla fase di transitorieta' e instabilita' in cui si trova il mercato del Lavoro – spiega l'assessore regionale Cristina Grieco, coordinatrice della commissione Istruzione e lavoro della Conferenza delle Regioni - Ora siamo giunti al punto in cui e' necessario superare la fase transitoria e dare stabilità al sistema italiano dei servizi e delle politiche attive per il lavoro sin dal 2018". "Per poter procedere in maniera compiuta alla riorganizzazione dei CPI – afferma Grieco - occorrerà affrontare e risolvere alcune questioni cruciali: il trasferimento del personale a tempo indeterminato, ancora alle dipendenze delle Province, alle Regioni, sostenere i Lep (livelli essenziali di prestazioni equivalenti), attraverso risorse e nazionali stabili. E ancora, l'approvazione del Piano di rafforzamento dei servizi e delle misure di politica attiva, come quadro di riferimento per orientare l'utilizzo delle risorse legate verso obiettivi concordati per il miglioramento e la qualificazione dei servizi per l'impiego”.
La regione Liguria ha invece fatto un accordo con il Ministero del Lavoro per il riconoscimento di tutti i dipendenti del Centri per l’impiego. L’assessore della regione Liguria al Lavoro, Gianni Berrino, spiega che “il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha finalmente riconosciuto, per il 2017, alla Regione Liguria, tutti i 205 dipendenti, a tempo indeterminato, dei Centri per l’impiego, sanando i difetti del 2015 e del 2016, anni in cui lo stesso ministero ci aveva riconosciuto solo 156 dipendenti”.
“Conseguentemente al riconoscimento del numero corretto dei dipendenti – aggiunge Berrino – saranno erogati 6,2 milioni di euro per il funzionamento dei servizi per l’impiego, un importo superiore a quelli dei due anni precedenti visto che erano parametrati solo su 156 dipendenti. La decisione, molto attesa e frutto di un lungo lavoro di dialogo col ministero, consente di dare continuità alle attività dei Centri per l’impiego e quindi ai servizi ai cittadini, su una tematica così nevralgica e sentita come il lavoro”.
Infine nelle regioni Marche ed Umbria si sono svolti degli incontri con i sindacati per fare il punto sulle criticità derivanti dalla necessità di un finanziamento pluriennale e strutturale da parte nazionale per il funzionamento dei Centri per l’impiego oltre che la prospettiva della riorganizzazione nel contesto regionale.
Nelle Marche è pronta la riorganizzazione ed i collegamento alla rete telematica regionale dei Centri per l’impiego: 13 sedi e 20 distaccamenti sparsi sul territorio con risorse dedicate attraverso il Fondo sociale europeo 2014-2020 per 20,8 milioni di euro utilizzati anche per i piani di rafforzamento. L’Intesa prevede un tavolo permanente di confronto che rafforzi il comune impegno a ricercare convergenze per la promozione, il miglioramento e l’efficientamento dei Centri per l’impiego marchigiani. I temi portanti sono: il finanziamento delle politiche del lavoro, i livelli essenziali delle prestazioni e stabilizzazioni dei lavoratori precari.
La programmazione della regione Marche prevede interventi e azioni a sostegno delle politiche attive del lavoro con 288 milioni di risorse provenienti dal Fondo sociale europeo.
In particolare sono prioritari gli interventi nelle aree del sisma a favore della ricostruzione, riorganizzazione dei centri per l’impiego, utilizzo sinergico dei fondi europei, massimo sostegno alla formazione attraverso il sistema duale scuola lavoro, ricollocazione lavorativa con incentivi all’assunzione per le imprese.
Centri per l’impiego, la Regione chiede l’impegno del Governo
Centri per l'impiego, ora serve una soluzione
Centri per l’Impiego – Presidio Nazionale 3 luglio 2017
Roma, 26 giugno 2017
A tutte le Strutture regionali e
territoriali
FP CGIL – CISL FP – UIL FPL
Cari amici e compagni,
le ragioni che ci avevano spinto lo scorso 15 giugno a chiedervi di avviare sui vs territori una campagna di mobilitazione a sostegno della vertenza sui Centri per l’Impiego sono tuttora irrisolti.
Ancora nulla è stato fatto per risolvere quanto da noi denunciato, in tutte le sedi e a tutti i livelli, in merito alla necessità di fare chiarezza sul livello istituzionale di allocazione di questi servizi, sulle fonti di finanziamento ordinarie, su quali risposte dare alle migliaia di lavoratori precari e non, che chiedono garanzie rispetto al pagamento delle retribuzioni e all’avvio di un percorso di stabilizzazione. Eppure, l’obiettivo, previsto dal DL 150/15 è quello di garantire, su tutto il territorio nazionale, la fruizione di livelli essenziali delle prestazioni, volte a promuovere ed assicurare l’effettività del diritto al lavoro. A tutt’oggi, I Centri per l’Impiego operano attraverso convenzioni tra Stato e Regioni, con procedure di avvalimento tra Regioni- Province e Città Metropolitane, risorse non adeguate e derivanti, per lo più dall’utilizzo dei Fondi strutturali europei. Urge una collocazione definitiva del personale, sospeso ancora nel Portale della Mobilità del Dipartimento Funzione Pubblica, in una specie di limbo, dare attivazione ai processi di stabilizzazione del personale precario e soprattutto una politica di investimenti mirati per promuovere, in maniera efficiente ed efficace, le politiche attive del lavoro.
Per far valere le ns ragioni e soprattutto quelle di migliaia di cittadini che hanno diritto di vedersi riconosciuta la garanzia della fruizione di servizi efficienti e di qualità, riteniamo essenziale proseguire nell’attività di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori dei Centri per l’Impiego, garantendo un’adeguata partecipazione al presidio unitario nazionale, che si terrà il 3 luglio p.v. dinanzi al Ministero del Lavoro in Via Vittorio Veneto tra i civici 54 e 56 dalle ore 14,00 alle ore 18,00.
Per tali ragioni, vi invitiamo a continuare la capillare campagna informativa rivolta ai lavoratori per favorire la più ampia condivisione e partecipazione al presidio.
FP CGIL CISL FP UIL FPL
Federico Bozzanca Gabriella Di Girolamo Daniele Ilari
A TUTTE LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DEI CENTRI IMPIEGO - REGIONE EMILIA-ROMAGNA
A seguito della nostra nota del 29 maggio u.s., con la quale abbiamo posto con forza al Presidente ed agli Assessori interessati della Regione Emilia-Romagna la necessità di produrre azioni concrete al fine di consentire all'Agenzia Regionale per il Lavoro dell'Emilia-Romagna di poter svolgere compiutamente ed in maniera efficace le attività e le funzioni delegate attraverso la legge regionale 13/2015, comunichiamo a tutti i lavoratori che siamo stati convocati dagli Assessori Bianchi, Costi e Petitti per il prossimo 30 giugno alle ore 13,30
Porremo le seguenti questioni che richiedono risposte tempestive e certe in assenza delle quali individueremo tutte le iniziative che possano contribuire alla soluzione della pesante situazione attuale:
L'agenzia oggi è ancora una scatola vuota:
CHIEDIAMO l'attivazione delle procedure per la copertura dei posti indispensabili al funzionamento dell'Agenzia stessa (bilancio, personale, sicurezza, ecc.) e alla ripresa del confronto “tecnico” con la Direzione dell'Agenzia per addivenire, come da tutti auspicato ed in tempi rapidi, alla definizione di trattamenti e condizioni omogenei per tutti i lavoratori
dell'Agenzia stessa
I lavoratori sono tutt'ora in un limbo con rimpallo di competenze per diversi aspetti (pagamenti trasferte, malattie, trasferte a Bologna...) e con problematiche relative ai trattamenti che vanno affrontate e omogeneizzate
CHIEDIAMO il passaggio definitivo del personale dei CPI a tempo indeterminato, attivando ogni possibile pressione nei confronti del Governo per la stabilizzazione delle risorse già previste dalla finanziaria 2017 per il finanziamento delle Politiche attive per il lavoro
Sono tutt'ora presenti 38 tempi determinati, essenziali per garantire l'apertura e l'erogazione dei servizi a Reggio Emilia, Modena e Rimini:
contestuale assunzione (al passaggio del personale dei CPI) a tempo indeterminato presso l'Agenzia dei lavoratori con contratto a TD, attraverso l'individuazione e la messa a bilancio, con la legge di assestamento prevista per il prossimo mese di giugno, delle risorse necessarie e attivando in tal senso le procedure e le modalità previste dal nuovo TU sul Pubblico Impiego
In più siamo in attesa di aggiornamenti e di risposte relativamente a
attivazione del piano di rafforzamento e individuazione di risorse certe, all'interno del FSE, destinate in via esclusiva alle politiche attive del lavoro.
Fermo ovviamente restando il nostro impegno ad essere presenti al presidio che le strutture nazionali hanno organizzato per il prossimo 3 luglio sotto il Ministero del Lavoro, primo responsabile dell'attuale ed insostenibile situazione di stallo, vi informeremo tempestivamente dell'esito dell'incontro.
FP CGIL CISL FP UIL FPL
Ventura Battini Ferrara
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Caos Centri per l'Impiego: pochi soldi e precariato
Paradossi. Chi deve aiutare a cercare occupazione non ha certezza per il futuro. E lo Stato spende spiccioli, Germani e Francia miliardi.
Fp Cgil: soluzione per lavoratori centri impiego o mobilitazione
06 giugno 2017 ore 17.30
A sette mesi dal referendum sulla riforma costituzionale, permane incerto il destino per precari e lavoratori. Il personale è ancora dipendente delle Province e delle Città metropolitane, nonostante la competenza in materia non sia delegata a questi enti
Una soluzione immediata per i quasi duemila precari dei centri per l’impiego, così come per i circa ottomila dipendenti a tempo indeterminato, senza la quale partirà la mobilitazione. Ad annunciarlo è la Fp Cgil nazionale, sostenendo che, “a distanza di sette mesi dall’esito del referendum sulla riforma costituzionale, sono ancora in attesa i precari dei centri per l’impiego, così come i 7.760 dipendenti a tempo indeterminato degli stessi centri”.
Alla luce del referendum dello scorso 4 dicembre, infatti, “manca ancora una soluzione definitiva all'assetto istituzionale delle politiche attive del nostro Paese e quindi permane l'incertezza sul futuro di un servizio essenziale in una fase di crisi economica”. Per quanto riguarda il personale, spiega il sindacato, “quest’ultimo è ancora dipendente delle Province e delle Città metropolitane, nonostante la competenza in materia non sia delegata a questi enti”.
L’assenza di un assetto definitivo pone, secondo la Funzione pubblica Cgil, “ancora in bilico la possibilità di stabilizzare lavoratrici e lavoratori, che da oltre dieci anni svolgono il loro servizio, nonostante il recente decreto di riforma del testo unico del pubblico impiego fornisca gli strumenti necessari alla stabilizzazione. I prossimi confronti in sede di conferenza unificata devono definire una volta per tutte l'assetto delle politiche attive, fornire le risorse necessarie al potenziamento del servizio, uscendo dalla logica della programmazione annuale e rendere stabile il lavoro. Se così non fosse, siamo pronti alla mobilitazione di tutto il personale”.
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Centri per l'impiego: Grieco, uscire dalla fase transitoria
"La realizzazione di un sistema moderno di servizi per l'occupazione necessita di prospettive di stabilità e sostenibilità. In particolare, richiede un forte impegno da parte del Governo per uscire dalla logica transitoria; occorre fare un salto di qualità per mantenere, consolidare e qualificare i centri per l'impiego, dopo le iniziative intermedie che le Regioni hanno compiuto, con atto di responsabilità, per salvaguardare il sistema". Lo ha detto l'assessore all'istruzione formazione e lavoro della Toscana Cristina Grieco, intervenuta come coordinatrice della Commissione della Conferenza delle Regioni il 29 maggio al convegno su ""Il ruolo delle politiche attive, i fondi strutturali il Pon Sistemi di politiche attive per l'occupazione"", organizzato da Unione Europea e Anpal.
L'assessore ha sottolineato nel corso del suo intervento come le Regioni abbiano da tempo avviato un lungo percorso di confronto, sollecitando l'approvazione in tempi rapidi del Piano di rafforzamento dei servizi per il lavoro, ribadendo la necessità di tenere insieme la stabilizzazione, con risorse ordinarie nazionali, del sistema e la sua crescita in una prospettiva futura. ""Occorre agire dalle fondamenta - ha detto Cristina Grieco - altrimenti si rischia di costruire sulla sabbia"".In questa logica, si ritiene ancor più fondamentale rilanciare una funzione propulsiva delle amministrazioni regionali sul tema del lavoro, avviando un ragionamento condiviso sull'impostazione del mercato del lavoro che prenda le mosse dalla conferma, in capo alle Regioni, delle competenze legislative in materia di politiche attive del lavoro e della formazione.
L'assessore ha sottolineato nel corso del suo intervento come le Regioni abbiano da tempo avviato un lungo percorso di confronto, sollecitando l'approvazione in tempi rapidi del Piano di rafforzamento dei servizi per il lavoro, ribadendo la necessità di tenere insieme la stabilizzazione, con risorse ordinarie nazionali, del sistema e la sua crescita in una prospettiva futura. ""Occorre agire dalle fondamenta - ha detto Cristina Grieco - altrimenti si rischia di costruire sulla sabbia"".In questa logica, si ritiene ancor più fondamentale rilanciare una funzione propulsiva delle amministrazioni regionali sul tema del lavoro, avviando un ragionamento condiviso sull'impostazione del mercato del lavoro che prenda le mosse dalla conferma, in capo alle Regioni, delle competenze legislative in materia di politiche attive del lavoro e della formazione.
Le Regioni, proprio in questi giorni, hanno definito una propria proposta su un modello di governance, condiviso tra i soggetti istituzionali, che delinei in modo chiaro ruoli, funzioni e responsabilità di ciascuno e ponga obiettivi certi e ambiziosi per migliorare concretamente lo stato di erogazione dei servizi per l'impiego. Il Piano di Rafforzamento, in tale prospettiva, diventa un tassello importante, ma non unico, di tale modello, composto da più livelli di riflessione e di intervento.""Per poter procedere in maniera compiuta alla riorganizzazione dei CPI - ha concluso l'assessore - occorrerà affrontare e risolvere alcune questioni cruciali: il trasferimento del personale a tempo indeterminato, ancora alle dipendenze delle Province, alle Regioni, sostenere i Lep (livelli di prestazioni equivalenti), attraverso risorse nazionali stabili. E ancora, l'approvazione del Piano di rafforzamento dei servizi e delle misure di politica attiva, come quadro di riferimento per orientare l'utilizzo delle risorse legate verso obiettivi concordati per il miglioramento e la qualificazione dei servizi per l'impiego".
E' in questo quadro che si collocano le 1600 unità di personale aggiuntivo per il potenziamento dei servizi finanziate grazie ai Pon fino al 2020. Su questo personale, così come su quello operante nei servizi a tempo determinato, "occorrerà verificare - ha osservato Grieco - modalità di stabilizzazione, in modo da avvicinare l'Italia agli standard europei ed evitare di disperdere un patrimonio importante di professionalità accumulato da questo personale che è stato fondamentale per assicurare servizi adeguati in questi anni di incertezza".
E' in questo quadro che si collocano le 1600 unità di personale aggiuntivo per il potenziamento dei servizi finanziate grazie ai Pon fino al 2020. Su questo personale, così come su quello operante nei servizi a tempo determinato, "occorrerà verificare - ha osservato Grieco - modalità di stabilizzazione, in modo da avvicinare l'Italia agli standard europei ed evitare di disperdere un patrimonio importante di professionalità accumulato da questo personale che è stato fondamentale per assicurare servizi adeguati in questi anni di incertezza".
Stabilizzazione statali, posto fisso anche a chi non lavora più
Possibile lavorare a tempo indeterminato negli enti pubblici anche per chi ha il contratto scaduto e a chi non è entrato tramite concorso.
Via libera al posto fisso per i precari, compresi quelli che oggi non hanno nessun contratto in essere con la Pubblica Amministrazione; spazio anche a chi non è entrato nella PA tramite selezione pubblica, attraverso la riserva sino al 50% dei posti in nuovi concorsi. È quanto emerge dai decreti attuativi di riforma della Pubblica Amministrazione, che hanno appena avuto l’approvazione definitiva.Ma chi, nel dettaglio, ha diritto al contratto a tempo indeterminato? Vediamolo insieme.
Posto fisso per i precari: chi ne ha diritto
Possono ottenere il contratto a tempo indeterminato, come lavoratori subordinati del settore pubblico, coloro che possiedono i seguenti requisiti, entro la data del 31 dicembre 2017:
- sono dipendenti pubblici assunti a tempo determinato che possiedono almeno 3 anni di servizio presso una pubblica amministrazione, anche non continuativi, negli ultimi 8 anni;
- sono lavoratori parasubordinati della P.A.(co.co.co., ossia collaboratori coordinati e continuativi, o figure similari come i vecchi co.co.pro.): anche in questo caso è necessario avere alle spalle almeno 3 anni di servizio presso una pubblica amministrazione, anche non continuativo, negli ultimi 8 anni.
La possibilità di ottenere il posto fisso, però, resta riservata a chi ha passato tre anni nell’ente che assume o bandisce il concorso, tranne che nella sanità e negli enti di ricerca, dove questo requisito non è presente. Per i precari delle amministrazioni che sono state soggette a riordino, come accaduto alle Province, si tiene conto dell’anzianità maturata nell’ente di provenienza.
Posto fisso per i precari che non lavorano più
In base agli ultimi aggiustamenti del decreto, è emersa la possibilità di poter ottenere la stabilizzazione anche se non si lavora più per alcun ente pubblico, purché si possiedano, ovviamente, 3 anni di servizio negli ultimi 8 e purché il servizio sia cessato dopo il 28 agosto 2015. In pratica, può aspirare al posto fisso anche chi ha smesso di lavorare, se risultava in servizio al 28 agosto 2015.
Posto fisso per i precari che non sono entrati tramite concorso
Potranno essere stabilizzati anche i precari che sono entrati nella P.A. senza selezione pubblica (possedendo, ugualmente, 3 anni di servizio negli ultimi 8 anni): questi, però, dovranno superare un concorso, nel quale sarà loro riservato sino al 50% dei posti.
Posto fisso per i precari: da quando?
In merito alle concrete modalità di stabilizzazione, dovrà essere attuato un piano straordinario della durata di tre anni. Dovrà dunque essere emanata, a tal proposito, ulteriore normativa attuativa, che spiegherà la procedura da seguire per poter richiedere la trasformazione del proprio contratto a tempo indeterminato. Con tutta probabilità, sarà possibile far domanda a partire dal 2018, considerando che i requisiti utili alla stabilizzazione devono essere maturati entro il 31 dicembre 2017.
P.a.: Madia, no discriminazioni precariato storico in Testo Unico
Roma, 15 mag. - Sull'assorbimento del precariato storico della pubblica amministrazione e' importante che non si creano discriminazioni. Lo ha affermato secondo quanto riferiscono alcune fonti la ministra della Semplificazione e pubblica amministrazione, Marianna Madia, nell'incontro da poco terminato con i sindacati sul Testo Unico della p.a.. La richiesta dei sindacati e' di ampliare la platea dei lavoratori che potranno essere ricompresi nella volontà della riforma di superare finalmente il precariato. La ministra ha espresso la disponibilità a recepire le indicazioni delle organizzazioni sindacali, ma ha precisato che occorre rispettare i vincoli esistenti, a partire dall'intesa già raggiunta con la Conferenza delle Regioni. Nel corso dell'incontro e' stato ribadito che la delega scade sabato 27 e che in questi giorni si continuerà a lavorare, ma non dovrebbe slittare l'approvazione del Testo prevista nel prossimo Consiglio dei ministri.
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Convegno politiche lavoro, Bugli: "Superare fase transitoria, dare stabilità ai servizi"
Lavoro: Rossi (Toscana), risorse per rafforzare centri impiego
Firenze, 9 mag. -
"In Toscana da quando le Regioni hanno avuto le competenze in materia di formazione e lavoro i Centri per l'impiego hanno svolto un grosso ruolo. Nel 2016 i nostri circa 800 addetti hanno ricevuto qualcosa come 292 mila lavoratori per sbrigare quasi 1 milione di pratiche. Ma occorrerebbe potenziarli ancora di piu'. Mi pare importante l'impegno preso dal ministro Poletti di stabilizzare nel 2018 il quadro nazionale del collocamento al lavoro, ma soprattutto credo sia importante che metta a disposizione risorse per rafforzare ancora i Cpi". Lo ha detto il presidente Enrico Rossi nel corso del convegno organizzato dalla Regione Toscana presso la presidenza di piazza Duomo a Firenze, e dedicato alle politiche attive e ai servizi per il lavoro, con particolare riferimento al modello toscano. Rossi ha ricordato come la Regione sia impegnata sul tema del lavoro in modo serio e con molte iniziative, seguendo tutte le crisi aziendali, analizzandole e cercando le soluzioni migliori per salvarle, ponendosi come punto di riferimento per i sindacati, per i lavoratori e per le imprese stesse. "In Toscana non c'e' una situazione di crisi abbandonata a se stessa", ha precisato. Poi ha posto l'accento sulla capacita' della Regione di attrarre gli investimenti snellendo le procedure burocratiche, accelerandole, dialogando con gli investitori, firmando accordi, protocolli di localizzazione e intese che favoriscono gli insediamenti produttivi in Toscana. "Per noi - ha precisato Enrico Rossi - e' fondamentale poter gestire il rapporto tra domanda e offerta di lavoro. Il ricorso esclusivo al Cpi servirebbe a togliere la convinzione che per trovare lavoro bisogna avere le amicizie giuste.
Nei Paesi europei civili quando si cerca un lavoro si va al Centro per l'impiego. La Toscana ci prova, ma vorremmo avere molte piu' risorse". Rossi ha poi aggiunto che con il Piano per l'occupazione da 29,5 milioni di euro che presto sara' approvato dalla Giunta, "seppur di per se' non risolutivo", la Regione conta di aiutare alcune migliaia di lavoratori toscani.
Rispondendo alle domande dei giornalisti ha commentato i risultati delle presidenziali francesi, affermando che "il socialismo in Francia esce morto da questa vicenda perche' non ha fatto il suo mestiere. E tutto il socialismo europeo rischia di uscire morto se non riprende a rappresentare i ceti popolari e le classi lavoratrici". Per poi concludere con un "il socialismo e' morto, viva un nuovo socialismo". "Il lavoro dovrebbe essere una priorita' per tutte le forze politiche, e mi auguro che lo sia. Occorre mettere al centro la questione sociale della sofferenza, superando la precarieta' legata alla disoccupazione, alle disuguaglianze, alla concentrazione dei poteri nell'alta finanza e nelle multinazionali", ha poi aggiunto . Concludendo con un "le politiche della formazione sono un unicum con quelle del lavoro e sono in capo alle Regioni. In Toscana i risultati ci sono e sono soddisfacenti anche dal punto di vista dei numeri. Ed i Cpi sono lo snodo necessario tra la domanda e l'offerta di lavoro. L'Italia deve mettere lo stesso impegno degli altri Paesi europei, altrimenti la differenza aumentera' a nostro svantaggio. Credo che la strada da percorrere sia ancora lunga ma che la stiamo affrontando con il passo giusto". "La Regione Toscana sostiene da tempo con convinzione l'esigenza di sviluppare una visione congiunta delle Regioni e delle Province autonome per la governance e per l'organizzazione di un nuovo sistema delle politiche attive e dei servizi per il lavoro che abbia una vocazione nazionale, e sia radicato nei territori con una rete di strutture/agenzie regionali.
Per questo, gia' prima dell'approvazione della legge di riforma del mercato del lavoro, la Regione ha adottato una normativa regionale tesa a fissare gli elementi salienti del modello toscano di erogazione dei servizi per il lavoro, a partire dall'istituzione di un'Agenzia regionale. In attesa che si definisse il panorama istituzionale di riferimento, e' comunque proseguito a livello regionale un percorso graduale di riallocazione dei Centri per l'impiego e del personale ex-provinciale". Cosi' l'assessore regionale a lavoro, istruzione e formazione Cristina Grieco, intervenendo al convegno su "Politiche attive e servizi per il lavoro: il modello toscano" alla presenza del ministro Giuliano Poletti e del presidente Enrico Rossi.
Centri impiego Toscana, 48% utenti trova lavoro entro 6 mesi
Centri impiego Toscana, 48% utenti trova lavoro entro 6 mesi
L'82% si dichiara soddisfatto
Firenze, 9 mag. (askanews) - I 54 Centri per l'impiego presenti in Toscana soddisfano in larga maggioranza i propri utenti, che all'82% si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti dei servizi ricevuti. Se a questo si aggiunge che quasi un frequentatore su due (il 48%) entro sei mesi trova lavoro, il quadro che esce dall'indagine che l'Irpet (l'Istituto per la programmazione economica della Toscana) ha terminato nel marzo scorso, è davvero lusinghiero.
""Da tempo - affermano il presidente della Regione e l'assessore regionale al lavoro, Enrico Rossi e Cristina Grieco - sosteniamo che dobbiamo realizzare insieme alle altre Regioni un nuovo sistema delle politiche attive e dei servizi per il lavoro, nel perimetro delineato dalla Costituzione e dal quadro normativo vigente superando la fase transitoria e dando stabilità al sistema italiano dei servizi e delle politiche attive per il lavoro fin dal 2018. E il sistema toscano può, da questo punto di vista fungere da punto di riferimento nazionale".
fonte: http://www.regioni.it/scuola-lavoro/2017/05/09/centri-impiego-toscana-48-utenti-trova-lavoro-entro-6-mesi-512798/
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