Lavoro: precari Csl/Cesil, governo non impugna legge sarda

(AGI) - Roma, 21 nov. - In una riunione lampo che si e' tenuta stamane il Consiglio dei ministri ha deliberato la non impugnativa della legge regionale della Sardegna n. 17 del 23 settembre scorso "Misure urgenti per il funzionamento dei Centri servizi per il lavoro (Csl), dei Centri servizi inserimento lavorativo (Cesil) e delle Agenzie di sviluppo locale". Il dl della Giunta Pigliaru, poi approvato quasi all'unanimita' dal Consiglio regionale il 19 settembre scorso (44 si' e solo 3 astenuti), ha autorizzato l'Agenzia regionale del lavoro a prorogare per massimo tre anni i contratti di 318 operatori precari dei centri servizi per l'impiego, scaduti il 30 settembre.

Precari della Provincia protestano in piazza Castello: “Tra 40 giorni saremo disoccupati”

Il 31 dicembre, quando Torino diventerà Città Metropolitana, i 22 lavoratori precari della Provincia sono destinati a restare senza lavoro. Per protestare contro questa situazione si sono incatenati in piazza Castello davanti alla sede del nuovo Consiglio Metropolitano. Assieme a loro, anche colleghi assunti a tempo indeterminato, che non perderanno il posto ma verranno ricollocati, e uno striscione di solidarietà da parte dei 2700 precari delle province italiane, con i quali i torinesi si sono messi in contatto.
«Mediamente abbiamo lavorato in Provincia per 10 anni, un quarto della nostra vita – dice il portavoce del gruppo,Michele Siati, che ha parlato in Consiglio – e crediamo di meritare rispetto. Fra quaranta giorni saremo disoccupati, al sindaco Piero Fassino e ai consiglieri metropolitani chiediamo un intervento per risolvere il problema. Mettiamo sul piatto 10 anni di professionalita’, che potrebbe essere utilmente sfruttata assumendoci nei Centri per l’impiego, da tempo in emergenza sul fronte del personale».
«Gli approfondimenti fatti finora – ha replicato in sindaco Piero Fassino in aula – hanno escluso che il problema possa essere risolto senza un intervento normativo nazionale. Ma vanno cercate tutte le soluzioni possibili, per cui propongo di lavorare insieme su due fronti, quello nazionale e quello locale. Sul primo versante sarà utile che anche i consiglieri intervengano presso i loro gruppi parlamentari. Su quello locale possiamo attivarci presso la Regione per verificare la fattibilità della soluzione da voi indicata presso i Centri per l’impiego. Da parte nostra assicuro la massima vicinanza umana e la piena consapevolezza della responsabilità politica che ci compete».

Province: in Gazzetta Dpcm su risorse finanziarie e umane per esercizio funzioni

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(Regioni.it 2608 - 18/11/2014) È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, il 12 novembre, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri 26 settembre 2014 - in applicazione della legge Delrio - sui criteri per l''individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse con l''esercizio delle funzioni provinciali.
Tra i criteri individuati dal Dpcm per il trasferimento delle risorse la "necessità che  siano  attribuite  ai  soggetti che subentrano nelle funzioni trasferite  le risorse  finanziarie, già spettanti alle Province ai sensi dell''art. 119  della Costituzione, dedotte quelle necessarie alle funzioni fondamentali in relazione ai rapporti attivi e  passivi  oggetto  della  successione, compresi i rapporti di lavoro e le altre spese di gestione, compatibilmente con il quadro finanziario di riferimento". E ancora: "Le risorse finanziarie trasferite non potranno,  in ogni caso, superare l''ammontare di quelle utilizzate  dalle Province per l''esercizio delle funzioni precedente al riordino, tenuto  conto  del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66.
In merito al trasferimento del personale uno dei criteri stabilisce che gli enti locali e le regioni dovranno garantire i "rapporti di lavoro a tempo indeterminato, nonché di quelli a tempo determinato in corso fino alla  scadenza per essi prevista".
Sul trasferimento dei beni e delle risorse strumentali e organizzative il dpcm specifica che "i beni mobili sono trasferiti al loro costo storico al netto del relativo fondo di ammortamento, come risultante   dall''ultimo inventario dell''ente. Ai fini del trasferimento, si tiene conto del loro valore contabile”.

Lavoratori e ammortizzatori sociali: scontro Friedman-Landini


Intervista a Benini

In questa intervista Benini tratteggia alcune delle difficoltà che il coordinamento fin dalla sua nascita ha sottolineato:
- il numero insufficiente di operatori, di cui molti precari
- bassi investimenti sulle politiche attive 
- il problema del "modello" informale dell'incrocio domanda/offerta, e noi proponiamo come ricetta per risolvere parzialmente questo limite che le aziende siano obbligate a dichiarare i propri fabbisogni occupazionali/formativi
E condividiamo anche altri punti:
- scarsi finanziamenti e bassa qualificazione degli interventi formativi
- i finanziamenti europei finiscono per far lavorare i formatori più che i formati
- abbiamo tante Garanzie Giovani regionali, alcune molto diverse tra loro nei tempi, nelle modalità e negli strumenti attivati

RICHIESTA DI SOSTEGNO AI PARLAMENTARI ITALIANI PER DARE CONTINUITA' AI SERVIZI PER L'IMPIEGO E ALLA GARANZIA GIOVANI

Utilizzando strumenti istituzionali per l’analisi dei dati come il Rapporto sul Mercato del Lavoro CNEL del 30 settembre 2014  che a pag. 207 – 210 sottolinea:

“Andando ad osservare la componente dello sforzo (lo staff) risulta che, anche in questo caso, chi ha investito di più sono stati Francia e Germania, che hanno incrementato, rispettivamente, il numero di operatori degli Spi di circa 22 mila e di 18 mila unità. Anche per questa componente Irlanda e Italia si distinguono per una riduzione dell’impegno: circa 300 unità in meno la prima e oltre 1.500 per la seconda. Queste ultime informazioni consentono di rimeditare le evidenze relative alla capacità collocativa degli Spi analizzata in precedenza. Se infatti si rapporta il numero di quanti hanno trovato un’occupazione tramite il canale pubblico con la spesa ad esso dedicata, le evidenze mutano notevolmente.  […] su questo fronte, la vera sorpresa è il nostro paese, ove il costo per singolo intermediato è tra i più bassi.  Sia detto per inciso che i dati relativi all’Italia smentiscono ampiamente recenti analisi, rimbalzate sulla stampa , che hanno lamentato lo spreco delle risorse pubbliche destinate agli Spi (Servizi per l’Impiego).”

Le sottoponiamo il nostro disagio in considerazione di quanto sopra riportato nonché del fatto che in presenza di un aumento consistente dell’utenza (percettori di ammortizzatori sociali in deroga e gestione Programma Garanzia Giovani), né nella Legge di Stabilità né nel DDL sul Mercato del Lavoro si trovino oggi interventi volti a dare un orizzonte lavorativo stabile ai precari dei servizi per il lavoro e la formazione né provvedimenti di proroga dei tantissimi contratti in scadenza al 31/12/2014.

Pochi mesi fa, l’accordo tra Stato e Regioni, in attuazione del comma 91 dell’art.1 della Legge 56/2014, ha mantenuto la nostra situazione lavorativa ancorata ad enti senza prospettive come le province. Per le quali non solo si riafferma - nella Legge di Stabilità - l'impossibilità di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, ma che spesso non sono neppure in grado di garantire economicamente la proroga dei nostri contratti in scadenza; pur in presenza di requisiti di legge per la stabilizzazione.
Per il lavoro che svolgiamo quotidianamente sotto i riflettori puntati di una stampa spesso (come si può leggere sopra) disinformata, rappresentando (anche se con pochi strumenti di intervento)  i terminali delle aspettative lavorative di tanti cittadini  in condizioni di grande disagio- A seguito dei tanti ordini del giorno, che sul tema hanno visto un pronunciamento favorevole del Parlamento, chiediamo provvedimenti che ci pongano perlomeno sullo stesso livello di “garanzie” dei lavoratori precari di altri enti o istituzioni.

È inutile, inoltre, ricordare che senza il nostro supporto le tante attività ed i colloqui previsti nell'ambito del Piano Garanzia Giovani non potranno essere né tenute né avviate.

Con la presente chiediamo pertanto un Suo sostegno alle proposte di emendamento alla Legge di Stabilità di seguito riportate
  

IPOTESI DI EMENDAMENTO ALLA LEGGE DI STABILITA’


PROROGA CONTRATTI A TERMINE DEI PRECARI DELLE PROVINCE - CENTRI PER L’IMPIEGO E FORMAZIONE

1) All’art 21 inserire il seguente comma: 

Per le strette necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi, le province e le città metropolitane possono prorogare fino al 31 dicembre 2016 i contratti di lavoro a termine di cui all’articolo 4, comma 9 del D.L. n. 101 del 2013 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 nel rispetto della vigente normativa di contenimento della spesa complessiva di personale e dei limiti massimi della spesa annua per la stipula dei contratti a tempo determinato. Tale proroga, il cui costo sia coperto con risorse proprie o con fondi nazionali regionali, o comunitari a tali funzioni attribuiti,  è consentita anche in deroga ai vincoli connessi al rispetto del patto di stabilità interno e ai limiti temporali sui contratti a termine.

2) All’art 21 inserire il seguente comma:  
All’articolo 1, comma 219 lettera d) della legge 27 dicembre 2013 n. 147 aggiungere: Tali proroghe sono consentite anche in deroga ai vincoli connessi al rispetto del patto di stabilità interno ed ai limiti temporali sui contratti a termine.

3) All’art.21 aggiungere il seguente comma:
All'articolo 4, comma 9, terzo periodo, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, le parole "31 dicembre 2014" sono sostituite dalle seguenti "31 dicembre 2016".  Le proroghe, il cui costo sia coperto con risorse proprie o con fondi nazionali regionali, o comunitari a tali funzioni dedicati,  è consentita anche in deroga ai vincoli connessi al rispetto del patto di stabilità interno e ai limiti temporali sui contratti a termine.

CHIARIFICAZIONE  PRECARI PAGATI CON FONDI STRUTTURALI


All’art 21 inserire il seguente comma:
All’articolo 1, comma 219 lettera d) della legge 147 del 2013 dopo "allo scopo di consentire il regolare funzionamento dei servizi per l'impiego" aggiungere "per la formazione, le politiche attive del lavoro e le politiche comunitarie".

STABILIZZAZIONE PRECARI AVENTI REQUISITI DI LEGGE


All’art.35 comma 15 lett.c) aggiungere: 
fatta eccezione per il personale non dirigenziale impiegato con contratti a tempo determinato e in possesso al 31/12/2014 dei requisiti di legge per essere stabilizzato, impiegato in settori che prevedano provvedimenti di riordino istituzionale o rientrino nell’ambito di disegni di legge delega già in atto relativi a riforme di settori organici e il cui costo sia coperto con risorse proprie o con fondi regionali o nazionali a tali funzioni attribuiti da attuarsi entro il 31/12/2016 anche in deroga al patto di stabilità interno.

STABILIZZAZIONE DA PARTE DELLE REGIONI


All’art.21 inserire il seguente comma:  
In attesa dei provvedimenti di riordino di cui all’art. 11 dell’accordo ai sensi dell’art.1 comma 91 della Legge n. 56/2014 tra Governo e Regioni, e allo scopo di garantire la continuità dei servizi, il personale non dirigenziale assunto con contratto a tempo determinato impegnato nei servizi di cui al citato art. 11, in possesso di idoneità concorsuale per assunzioni a tempo indeterminato, dei requisiti di cui all’art.4 comma 6 primo periodo della Legge 30 ottobre 2013, n.125 e il personale non dirigenziale dei sopra citati servizi che abbia sostenuto procedure selettive pubbliche per titoli ed esami indette ai sensi dell’art.1 comma 560 della legge 296/2006 e assunto, a seguito delle stesse, con contratto a tempo determinato, che abbiano maturato una anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi cinque alla data della presente legge, possono essere stabilizzati a domanda dalla Regione territorialmente competente con risorse proprie o fondi regionali o nazionali a tali funzioni attribuiti ed assegnato, in deroga alla vigente disciplina in materia di limiti per le assunzioni e nel rispetto dei vincoli di spesa, ai soggetti istituzionali individuati anche temporaneamente a svolgere le funzioni previste.

STABILIZZAZIONE PRECARI DA PARTE DEI SOGGETTI ISTITUZIONALI INSEDIATISI A SEGUITO DELLA LEGGE DEL RIO

All'art.21 inserire il seguente comma:  
I soggetti  istituzionali insediatisi a seguito della legge 7 aprile 2014, n. 56 nonché gli enti o agenzie subentranti nelle funzioni alle province che, ai sensi dell’articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, stiano assolvendo alla carenza della dotazione organica  attraverso il ricorso e l’impiego di personale assunto con procedure ad evidenza pubblica con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato della durata di 36 mesi alla data del 31 dicembre 2014 e i cui contratti di lavoro siano stati oggetto negli ultimi cinque anni di una serie continua e costante di rinnovi e proroghe anche con soluzione di continuità presso il medesimo ente, possono procedere entro il 31 dicembre 2016, con risorse proprie o fondi regionali o nazionali a tali funzioni attribuiti, alla stabilizzazione a domanda del personale interessato.

EQUIPARAZIONE DELLE NORME PREVISTE PER I PRECARI DELLE AMMINISTRAZIONE PUBBLICHE AI PRECARI ATTUALMENTE ESCLUSI

All’art 21 inserire il seguente comma:

 Le disposizioni di cui all’articolo 4 comma 6 e comma 6 quater del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125 si applicano ai soggetti istituzionali individuati a svolgere le funzioni previste dall’accordo ai sensi dell’art.1 comma 91 della Legge n. 56/2014 tra Governo e Regioni, sancito in Conferenza unificata, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Manifestazione unitaria GCIL, CISL e UIl dell' 8/11 a Roma, presenti diversi precari!




Provincia di Perugia, 50 precari scrivono a Mismetti: “Vogliamo garanzie per il futuro”

provincia perugia

PERUGIA – Con una lettera aperta indirizzata al neo presidente Nando Mismetti, i precari della Provincia di Perugia chiedono garanzie per il loro futuro.
“Le scriviamo – affermano – per portarla a conoscenza della difficile situazione in cui versano i 50 precari dei Servizi per il Lavoro e la Formazione della Provincia di Perugia, il cui contratto scade il 31 dicembre di questo anno e la cui situazione rimane ancora sospesa anche a causa della incertezza circa le attribuzioni istituzionali delle funzioni collegate ai servizi per il lavoro e la formazione, della mancanza di una completa presa in carico politica della problematica unite al sopravvenuto divieto alle assunzioni a tempo indeterminato per le Province imposto dalla spending review e dalla delicata situazione economica della Provincia”.

“Si tratta – scrivono ancora – di personale qualificato e specializzato e in possesso di idoneità concorsuale e requisiti di legge per la stabilizzazione che, in alcuni casi da quasi 15 anni, si trova in condizione di precarietà occupandosi, paradossalmente e senza stabilità lavorativa, del sostegno e delle politiche attive rivolte a chi un lavoro non lo ha o versa in situazioni di precarietà contrattuale o di ricorso ad ammortizzatori sociali. Auspichiamo, pertanto, un Suo impegno sia sul fronte immediato delle proroghe dei contratti per un margine di tempo considerevole e in grado di permettere il passaggio all’interno del nuovo soggetto istituzionale che assorbirà le deleghe in materia di lavoro e formazione, ad oggi congelate in capo alla provincia fino all’approvazione in Parlamento del DDL in materia di mercato del lavoro e dei relativi decreti attuativi, sia di attivazione sul fronte delle misure in grado di portare alla stabilizzazione dei rapporti lavorativi da attuarsi con la Regione dell’Umbria ed il Governo. A tal fine – proseguono i precari – anche in considerazione delle recenti normative nazionali e del fatto che la grave crisi economica necessita di servizi per il lavoro e le politiche attive potenziati, auspichiamo una Suo impegno unitamente alla Regione dell’Umbria per favorire la nascita di una Agenzia Regionale del Lavoro che riassorba le funzioni e le risorse umane attualmente già impegnate nell’Area Lavoro e Formazione della Provincia, seguendo l’esempio della Regione Toscana. Segnaliamo il fatto che attualmente, in mancanza di una proroga, verrebbero meno non solo servizi essenziali per cittadini disoccupati, per percettori di ammortizzatori sociali e soggetti svantaggiati, ma sia la Provincia che la Regione si troverebbero in una situazione di totale incapacità di corrispondere agli appuntamenti presi ed all’assegnazione delle misure di politica attiva del lavoro nei confronti dei giovani aderenti al Programma Garanzia Giovani, con agende già cariche di incontri fino a fine anno, visto che, in ogni caso, gli operatori assegnati hanno contratti a tempo determinato e dovrebbero esaurire le ferie prima del termine del contratto. Su un fronte più esteso, che ci vede oggi aderire ad un coordinamento nazionale dei lavoratori precari dei nostri servizi, stiamo segnalando tali problematiche, comuni ad altre province italiane, alla rappresentanza istituzionale regionale e nazionale. Per tali motivi – concludono – chiediamo formalmente un incontro di confronto con una nostra delegazione, unitamente alla rappresentanza sindacale”.

Precari delle Province, inserire tutele nella Legge di stabilità 2015

precari
I precari delle Province devono essere tutelati all’interno della legge di stabilità 2015. Per questo i deputati romagnoli del PD Emma Petitti, Enzo Lattuca ed Emanuele Lodolini presenteranno una serie di emendamenti alla manovra finanziaria con l’obiettivo di prorogare fino al 2015 dei contratti a tempo determinato e di strutturare su basi regionali la futura Agenzia unica per l’impiego. Intanto, i parlamentari intendono anche sensibilizzare la Conferenza Stato-Regioni scrivendo al suo presidente Sergio Chiamparino.
“Con i colleghi Lattuca e Lodolini prosegue l’impegno per evitare che questi lavoratori escano dal circuito occupazionale – spiega Petitti -. I precari che lavorano attualmente nelle Province, presso i centri per l’impiego e per la formazione sono una risorsa indispensabile per il funzionamento del Paese e non possiamo rischiare di perdere la loro alta qualificazione per le pur giuste esigenze di razionalizzare la macchina dello Stato, a partire appunto dall’abolizione degli enti provinciali”.
In particolare, avverte Petitti, i precari dei centri per l’impiego rischierebbero di perdere il posto con la formazione dell’Agenzia unica nazionale per l’impiego che verrebbe a sostituire i centri provinciali. “Le mansioni e le attività svolte da questi lavoratori da moltissimo tempo sono estremamente utili per creare lavoro in un momento così difficile come quello attuale, e vogliamo impegnarci per garantire il proseguimento della loro opera e tutelare questi lavoratori specializzati”.

Precari Province: Caleo e Pezzopane Pd, emendamento a l. Stabilità per proroga fino al 2015

I  tantissimi  precari  che  lavorano  attualmente  presso  i  centri  per l’impiego   e   per   la   formazione   delle  Province  sono  una  risorsa indispensabile  per  il funzionamento del sistema occupazionale del Paese e non  possiamo  rischiare  di perdere la loro alta qualificazione per le pur giuste  esigenze  di  razionalizzare  la  macchina  dello  Stato, a partire appunto  dall’abolizione  degli  enti  provinciali. Insieme al senatore  Massimo  Caleo, questa mattina  ho  incontrato  una  delegazione  delle migliaia lavoratori che rischiano  di  perdere  il  posto  con  la  formazione  dell’Agenzia  unica nazionale per l’impiego che verrebbe a sostituire i centri provinciali.
Le  mansioni e le attività svolte da questi lavoratori da moltissimo tempo  sono estremamente utili per creare lavoro  in  un  momento così difficile come quello attuale, e il Pd intende impegnarsi  per  garantire  il proseguimento della loro opera. Per tutelare questi  lavoratori specializzati,  la  maggioranza  dei  quali è già stata sottoposta  a concorsi e selezioni pubbliche, presenteremo emendamenti alla legge di stabilità. Vogliamo ottenere per loro una proroga fino al 2015. Ma questo non basta. Serve che l’Agenzia unica si strutturi su basi regionali.
In   questo   senso,   intendiamo   perciò   sensibilizzare  la  Conferenza Stato-Regioni  scrivendo al suo presidente Sergio Chiamparino. Intanto però bisogna evitare che questi lavoratori escano dal circuito occupazionale.

Ecco il testo del Job Act, di particolare interesse sembrano essere all'art. 4 il punto C, F, H, L

Art. 4
Nell'esercizio della delega di cui al comma 3 il Governo si attiene ai seguenti princ↓pi e criteri direttivi:
a) razionalizzazione degli incentivi all'assunzione esistenti, da collegare alle caratteristiche osservabili per le quali l'analisi statistica evidenzi una minore probabilità di trovare occupazione, e a criteri di valutazione e di verifica dell'efficacia e dell'impatto;
b) razionalizzazione degli incentivi per l'autoimpiego e l'autoimprenditorialità, con la previsione di una cornice giuridica nazionale volta a costituire il punto di riferimento anche per gli interventi posti in essere da regioni e province autonome;
c) istituzione, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di un'Agenzia nazionale per l'occupazione, di seguito denominata "Agenzia", partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al cui funzionamento si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali gi¢ disponibili a legislazione vigente e mediante quanto previsto dalla lettera f);
d) coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali dell'azione dell'Agenzia;
e) attribuzione all'Agenzia di competenze gestionali in materia di servizi per l'impiego, politiche attive e ASpI;
f) razionalizzazione degli enti strumentali e degli uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali allo scopo di aumentare l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa, mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente;
g) razionalizzazione e revisione delle procedure e degli adempimenti in materia di inserimento mirato delle persone con disabilit¢ di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, e degli altri soggetti aventi diritto al collocamento obbligatorio, al fine di favorirne l'inserimento e l'integrazione nel mercato del lavoro;
h) possibilità di far confluire, in via prioritaria, nei ruoli delle amministrazioni vigilanti o dell'Agenzia il personale proveniente dalle amministrazioni o uffici soppressi o riorganizzati in attuazione della lettera f) nonchè di altre amministrazioni;
i) individuazione del comparto contrattuale del personale dell'Agenzia con modalità tali da garantire l'invarianza di oneri per la finanza pubblica;
l) determinazione della dotazione organica di fatto dell'Agenzia attraverso la corrispondente riduzione delle posizioni presenti nella pianta organica di fatto delle amministrazioni di provenienza del personale ricollocato presso l'Agenzia medesima;

Consiglio Comunale di Genova: proposta di ordine del giorno votato con 35 voti favorevoli su 35 votanti

Consiglio Comunale
Ordine del giorno
Genova, 16 settembre 2014
Odg: lavoratori precari della ex provincia di Genova
Con il presente Ordine del Gorno affinché:
  • non si indebolisca ulteriormente le competenze maturate in anni di attività della forza lavoro della Provincia tutelando così la nascente città Metropolitana;
  • ci si adoperi per tutelare i lavoratori precari, impiegati in tali attività all'interno della Provincia da diversi anni, verificando la fattibilità, nel rispetto delle normative in vigore, della stabilizzazione del loro rapporto di lavoro e procedendo ai necessari passi amministrativi;

Il Consiglio Comunale di Genova
impegna il Sindaco e la Giunta
  • perché solleciti in tal senso la Regione Liguria, soggetto attualmente delegante le funzioni delle Politiche Formative del Lavoro;
  • affinché si attivi il prima possibile un tavolo di concertazione con le Organizzazioni Sindacali per discutere del fabbisogno di personale e dell'organizzazione del lavoro della Città Metropolitana ponendo tra le priorità il superamento del precariato..
I Consiglieri del Consiglio Comunale di Genova

Riforma Delrio - Il ministro Lanzetta: bene il via libera della Conferenza Unificata all'Accordo per l'attuazione


EmblemaDipartimento per gli Affari Regionali, le Autonomie e lo Sport

"Oggi abbiamo raggiunto un accordo fondamentale. La legge Delrio è una realtà, può partire il processo di attuazione ed insieme ai territori andremo avanti passo dopo passo".

Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Maria Carmela Lanzetta al termine della Conferenza Unificata che ha dato il via libera all'Accordo tra Stato e Regioni  e al Dpcm relativi all'attuazione della riforma Delrio.

"È stato un lavoro molto complesso, per questo voglio ringraziare tutti coloro i quali hanno contribuito al risultato. Finalmente, a 30 anni dalla prima legge che ha previsto la nascita delle città metropolitane, oggi queste sono realtà", ha sottolineato il Ministro.

''Non bisogna avere timore dei cambiamenti, le esigenze sono modificate e le trasformazioni vengono dettate dagli stessi territori. La legge inoltre è stata ispirata 'dal basso' e concede ampi margini di libertà ai territori. Di certo i servizi esercitati fino ad oggi dalle Province saranno assicurati", ha concluso il ministro.

Nota su accordo e DPCM di cui all’articolo 1 della legge 56/2014, commi 91 e 92

Roma, 11 settembre 2014



A tutte le strutture Regionali e Prov.li
FP CGIL – CISL FP – UIL FPL


Cari colleghi,

nel corso della mattinata si è svolto il previsto incontro tra le Confederazioni sindacali e le Federazioni del pubblico impiego con il Ministro ed il Sottosegretario per gli Affari Regionali sull’argomento in oggetto.

L’incontro era stato preceduto dalla trasmissione da parte del Ministero, di copia di una prima bozza di accordo Stato-Regioni e del relativo DPCM; entrambi i testi (che trovate in allegato e che saranno i testi a cui, nella presente nota, facciamo riferimento), grazie soprattutto al protocollo d’intesa siglato il 19 novembre u.s., riconoscono il ruolo determinante di tutela che le Organizzazioni Sindacali devono svolgere, a tutti i livelli, ma soprattutto a difesa dell’occupazione e del salario dei lavoratori delle Autonomie Locali.

In tal senso nella serata di ieri abbiamo inoltrato al Ministro, congiuntamente alle Confederazioni, alcune richieste di modifica sui testi già elaborati:
Per quanto riguarda l’Accordo:

  1. Che l’esame congiunto con le OO. SS., di cui al punto 17), sia previsto per tutte le vicende attinenti ai rapporti di lavoro e non solo per l’individuazione dei criteri per la mobilità;
  2. Che sia superata la normativa vigente che prevede il divieto assunzionale per le province alla luce delle funzioni fondamentali che restano in capo ad esse e di quelle ulteriori che dovessero essere assegnate al termine dei processi di riallocazione;
  3. Che Siano salvaguardati i livelli occupazionali ed in particolare che siano previste tutele e prospettive per il personale precario degli enti interessati al riordino;
  4. Che sia inserito nel testo quanto previsto dal punto 3 del protocollo (società in house, partecipate, enti ed agenzie) in attuazione anche dell’art. 1 comma 90 della L. 56/2014;
  5. Procedure specifiche per gestire il riordino anche nei casi di situazioni di dissesto finanziario, predissesto e di violazione del patto di stabilità;
  6. Che all’osservatorio nazionale/regionale di cui ai punti 13 a) e 13 b) siano attribuite, per quanto di competenza, le funzioni di sedi di confronto con le OO. SS. o comunque siano previste forme alternative di confronto, secondo quanto già previsto dai punti 1, 2, 3, 5, 6 e 7 del protocollo d’intesa del 11/2013 (tavoli nazionali/regionali), o in ogni caso su tutto quello che impatta sui rapporti di lavoro.


Per quanto riguarda il DPCM:

  1. Verificare che la stima utilizzata per definire le risorse finanziarie relative alla spesa del personale da trasferire agli enti che subentreranno alle funzioni, di cui all’art. 3 c. 2, data dal valore medio dell’ultimo triennio della retribuzione complessiva del personale dirigente e non dirigente, sia in grado di garantire la corresponsione ai lavoratori dei trattamenti economici così come prevista dall’art. 1 c. 96 lettera a) della legge;
  2. Prevedere che all’art. 4 c. 1 alle parole “delle forme di partecipazione sindacale previste” siano sostituite le parole “all’esame congiunto previsto”;
  3. Prevedere che all’art. 4 c. 2 siano sostituite le parole “le amministrazioni” con “nonché le altre tematiche relative alle risorse umane le parti, in sede di esame congiunto,”;
  4. Prevedere un impegno riscontrabile sul tema precariato nelle province, prorogando la scadenza dal 31/12/2014 al 31/12/2016.

A seguito di un ampio dibattito e di una nostra determinata posizione al tavolo di confronto, il Ministro ha rappresentato la sua condivisione rispetto le nostre richieste e preoccupazioni, e abbiamo convenuto che gli aspetti relativi alla situazione finanziaria, al personale precario, alle società partecipate di cui all’articolo 90 e situazioni di dissesto e/o pre dissesto finanziario degli Enti, verranno tradotti in necessari interventi anche di tipo legislativo. In particolare per i lavoratori precari, il Ministro ha preso l’impegno di ricercare una soluzione legislativa per il rinnovo dei contratti a tempo determinato oltre il 31 dicembre 2014; e per gli gli aspetti finanziari si prevedono interventi di modifica del decreto legge 66.
A tal fine il Ministro ha proposto di aggiungere al punto 17 della bozza di accordo la necessità di un aggiornamento del protocollo d’intesa stipulato in data 19 novembre u.s., fissando già un primo incontro entro dieci giorni.

Il Ministro ha accolto fin da subito di inserire, nelle parti in cui si parla di partecipazione sindacale, la previsione dell’esame congiunto non solo per i criteri per la mobilità, ma anche per tutte le altre materie relative al rapporto di lavoro.

Relativamente alla nostra richiesta di aprire al più presto gli spazi di confronto soprattutto a livello regionale si è impegnato a ricercare una soluzione nell’ambito dell’aggiornamento del protocollo d’intesa di cui sopra.

Per quanto riguarda il DPCM ci hanno annunciato l’inserimento delle seguenti modifiche:

  • Art. 4 Comma 1: nelle forme di partecipazione è stata inserita la previsione esplicita dell’esame congiunto, in questo modo abbiamo ottenuto la certezza del confronto anche durante la fase di individuazione del personale e dei rapporti di lavoro che eventualmente verrebbero trasferiti;

  • Art. 1 Comma 4 lettera c: è stata aggiunta la previsione dell’esame congiunto anche nell’individuazione delle competenze svolte dai lavoratori nel momento del trasferimento;

  • Art. 2 Comma 2: anche al comma 2 è stata inserita la previsione dell’esame congiunto anche per la fase di individuazione, a livello locale, di ulteriori criteri per il trasferimento del personale.

Per quanto riguarda la nostra richiesta relativa all’articolo 3, comma2, il Ministro ha accolto la necessità di esplicitare che questa modalità di calcolo riguarda esclusivamente il metodo per definire le risorse finanziarie da trasferire e non il salario individuale dei lavoratori, a tal fine sarà esplicitato che viene fatto salvo il salario fondamentale e accessorio in godimento di ogni lavoratore.

Il Ministro ha comunicato che nella Conferenza unificata di oggi è all’ordine del giorno l’approvazione della bozza di accordi di DPCM e ha confermato gli impegni sopra citati.

In attesa di conoscere l’esito della Conferenza unificata, e di ricevere copia dei testi definitivi, che vi trasmetteremo, vi sollecitiamo ad avviare fin d’ora tutti i percorsi necessari per aprire il confronto a livello regionale.

Cordiali saluti.


FP CGIL                                            CISL FP                                      UIL FPL
                    Federico Bozzanca                         Daniela Volpato                    Giovanni Torluccio