Precari delle Province Italiane

Stiamo ricevendo sempre più contatti dai precari delle province Italiane in risposta alla nostra email per fondare un coordinamento nazionale. 
Di seguito riportiamo alcune loro parole...


Cari colleghi,
vi ringraziamo molto per la vostra iniziativa che condividiamo e sosteniamo.
In allegato trovate l'elenco dei precari delle quattro Province del Friuli Venezia Giulia.Rimaniamo in attesa di vostri aggiornamenti.A presto!

L'iniziativa posta in campo ci sembra particolarmente utile ed innovativa: non era mai successo prima che un gruppo di precari decidesse di mettersi insieme per cercare di tutelare i diritti e le professionalità di tutti noi lavoratori.Vi siamo molto grati per questo e ci sentiamo di aderire con grande serietà ed entusiasmo.Attendiamo eventuali sviluppi e garantiamo, sin d'ora, il nostro appoggio ad ogni iniziativa in merito. I Precari del Cpi di Lanciano.

Si allega prospetto riassuntivo contratti in scadenza Prov di Ortona. 
in attesa di vostre, saluti e buon lavoro

Buongiorno
come da vostra richiesta, vi inviamo la situazione dei contratti precari relativi al CPI di Rimini. Come riportato in tabella, i contratti a TD sono otto. Collaborano con il CPI di Rimini anche altri precari con contratti stipulati con agenzie ed enti di formazione. Se avete bisogno anche di questo dato, potete inviarmi una mail.
Grazie

Ciao siamo lavoratori precari dei servizi per l'impiego della Provincia di Crotone.
noi stiamo cercando contati con politici e sindacalisti regionali ed aspettiamo che il quadro delle Province sia definitivamente sgombrato da dubbi su chiusura, svuotamento etc.
Siamo disponibili per qualsivoglia iniziativa di tutela del nostro lavoro e che ci permetta di creare un coordinamento nazionale per porre il problema al livello nazionale e risolverlo una volta per tutte. Siamo disponibili a muoverci per qualsivoglia iniziativa che ci unisca al livello nazionale. Cari saluti

Buongiorno a tutti, sono una dei precari dell'Ente Provincia di Perugia, area Lavoro e Formazione; più specificatamente lavoro presso il Centro per l'Impiego di Gubbio da ben 13 anni e sempre con contratti precari.
Non solo, ma in questa sede porto avanti da sola e da sempre i servizi specialistici.
So che alcuni miei colleghi vi hanno già contattato; noi della Provincia di Perugia abbiamo costituito da circa due anni un nucleo dei precari e in tutto siamo una cinquantina.
Sono ormai troppi anni che le amministrazioni provinciali usano e abusano della nostra professionalità e disponibilità; addirittura noi abbiamo sostenuto ben 2 concorsi, l'ultimo nel 2011 ma ancora non è cambiato nulla.
Siamo stanchi, ma è proprio da questo stato d'animo che dobbiamo ripartire, anche perchè se esiste una certezza è il fatto che nessun governo nè singolo politico o sindacato ci ha mai aiutato nel risolvere la ns. questione.
Da parte mia propongo quindi di incontrarci per creare innanzitutto un gruppo nazionale (l'unità fa la forza) e programmare giornate di mobilitazione dallo sciopero a manifestazioni pubbliche.  In pratica siamo arrivati alla frutta: o ci aiutiamo tra noi o salta per tutti la possibilità di una stabilizzazione!!!!! 
Confidando in un vostro gentile riscontro, porgo cordiali saluti.
Ciao

La vostra email ci é arrivata!
Organizziamoci quanto prima per attivare un coordinamento nazionale. Occorre organizzare qualcosa nell'ambito della discussione sulla legge di stabilitá.
Precari di Perugia


Buongiorno,
rispondiamo in quanto lavoratori precari dipendenti da Afol Monza Brianza, l’azienda speciale della Provincia di Monza che per conto dell’ente gestisce i servizi al lavoro e i servizi alla formazione del territorio provinciale. Tali servizi vengono erogati da più sedi ubicate sul territorio che corrispondono ai Centri per l’Impiego di Cesano Maderno, Monza, Seregno e Vimercate e ai Centri di Formazione professionale S. Pertini di Seregno, G. Terragni di Meda (dove è ubicata anche la sede amministrativa dell’agenzia) e G.Marconi di Concorezzo quindi i dati in tabella riporteranno i totali di queste sedi aggiornati al 30/09/2013.
Troviamo interessante la vostra iniziativa.
Teniamoci in contatto

Ciao 
come Provincia di Forlì-Cesena non abbiamo più precari né nel Servizio Formazione Lavoro, né nel resto dell'Ente.
Relativamente alle Politiche del Lavoro abbiamo fatto due concorsi negli scorsi anni per un totale di 20 assunzioni di ruolo.
Il personale non di ruolo è inerente solo un appalto per la mediazione culturale (i mediatori sono comunque soci della cooperativa che ha vinto) e la consulenza orientativa specialistica (sono liberi professionisti che fanno qualche giornata a settimana presso di noi).
Tutto il resto del personale è di ruolo.

Buongiorno,
sono una precaria della provincia di Genova.
Noi tutti qui siamo del settore Formazione e Lavoro, anche se non siamo nel centro per l'impiego. Qui il centro per l'impiego in parte è gestito in appalto da un Consorzio. Chi fa le iscrizioni è invece a tempo indeterminato.
Noi ci occupiamo di gestione, controllo, rendicontazione. Facciamo i controlli di primo livello sulle certificazioni di spesa degli enti di formazione e delle aziende. Siamo sul fondo sociale europeo.
Vi prego di considerarci nell'opera di avvicinamento di cui parlate ed anche per l'incontro. Grazie!
Anche La Spezia ha molti precari nel nostro settore. Siete in contatto con loro? Ci stiamo muovendo insieme ai precari di Imperia.


Buongiorno, siamo i precari della Provincia di Imperia, vorremmo metterci in contatto con voi ed unirci alla vostra iniziativa. Abbiamo già tutti parlato con i sindacati, con i nostri Presidenti/Commissari e con l’Assessore Regionale, richiederemo un ulteriore incontro alla Regione nei primi di Novembre.Giovedì in consiglio regionale passerà una mozione dedicata alla nostra problematica, abbiamo visto che avete postato l’articolo sul vostro blog.

Lettera ai sindacati

Alle Segreterie Generali di CGIL, CISL, UIL, Funzione Pubblica
Nazionali, Regionali, Provinciali
Firenze, 20/11/2012

Vi contattiamo come coordinamento precari servizi al lavoro/formazione della Provincia di Firenze che a sua volta fa parte di un coordinamento precari, dello stesso settore a livello regionale e ultimamente si sta allargando anche a livello nazionale.
Molti di noi vivono una situazione di precarietà da molti anni presso i servizi provinciali di Firenze attualmente come dipendenti a tempo determinato (previo concorso pubblico) con scadenza contrattuale 31 dicembre 2014 e in precedenza come dipendenti di partecipate pubbliche o di cooperative tramite servizi in appalto. La situazione delle altre provincie toscane vede una situazione alquanto variegata e forse ancora più precaria vista la più alta percentuale di lavoratori per gli stessi servizi come dipendenti di partecipate pubbliche o di cooperative tramite servizi in appalto a cui si aggiungono lavoratori con partita iva che sono perlopiù in regime di monocommittenza. Precisiamo che il numero dei precari è di circa la metà del totale dei lavoratori in questi servizi per cui è chiaro che senza di essi il servizio che già sta soffrendo visto l'alto afflusso di disoccupati, cassaintegrati, invalidi civili , giovani, immigrati ecc. a fronte di una riduzione numerica di impiegati di settore negli ultimi anni, verrebbe meno.
In questa situazione critica e preoccupante sia per le nostri sorti future come lavoratori che hanno una lunga esperienza e professionalità alle spalle ma anche per le sorti di servizi che riteniamo essenziali per la cittadinanza, vogliamo fare un appello ai sindacati affinché portino avanti istanze di salvaguardia di servizi e lavoratori (es. in primis con il rinnovo dei contratti in scadenza) sia a livello istituzionale (comune, province, regioni, governo) sia attraverso i mass media divulgando la realtà dei servizi che svolgono le Provincie, e in particolare quelli per il lavoro/formazione.
Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una campagna di informazione distorta sulle provincie che in base ad una ipotetica loro inutilità e quindi allo spreco di denaro pubblico vengono individuati come la soluzione da cui partire per il risanamento delle casse pubbliche e la semplificazione istituzionale. Viene tralasciato sempre il fatto che le province erogano dei servizi che alla loro scomparsa non si capisce (o si fa finta di non capire) chi li dovrà erogare ma più semplicemente viene da pensare che scompariranno del tutto o verranno esternalizzati con le privatizzazioni.
E' ancora tutta da dimostrare la maggiore efficienza della privatizzazione dei servizi - anzi, ad oggi le rilevazioni dimostrano il contrario anche per ciò che riguarda i presunti “risparmi” che in realtà diventano maggiori spese - e prendendo esempio dall'ambito di osservazione locale gli interventi tramite progetti progetti finanziati con FSE che hanno coinvolto le agenzie interinali si sono rilevati tutt'altro che efficaci ed efficenti in termini di ricaduta occupazionale (progetto APL Agenzie per il lavoro) in rapporto spesa/occupati . Non stiamo affermando una volontà a priori di contrapposizione al privato nei servizi al lavoro/formazione, anche perché ne sarebbe impossibile la gestione di tutti i servizi correlati in seno all'ente pubblico, rivendichiamo piuttosto una gestione pubblica di tali servizi improntata su criteri di equità, trasparenza, tutela della privacy, rivolta ad aziende e cittadini in modo gratuito, per fornire a tutti/e l'opportunità di trovare un lavoro, non solo a quelli più “spendibili” nell'immediato in funzione di un mero ritorno economico. Pensiamo ad esempio alle difficoltà e disparità nella gestione del collocamento dei disabili se si adottasse esclusivamente il criterio della collocazione dei soggetti più forti e più “sani”.
La nostra non vuol essere una difesa a spada tratta del “Pubblico” in quanto tale anche perché
vorremmo che l'ente pubblico fosse maggiormente efficace ed efficiente, ed in una logica di spending review di cui si sente tanto parlare ci piacerebbe che fossero individuati i reali sprechi, le contraddizioni, i sistemi di potere consolidati e clientelari e non colpire indiscriminatamente i servizi e i lavoratori che li mantengono in piedi spesso in situazione “precaria”.
Ci piacerebbe per esempio:
  • Che si interrompessero quelle logiche di distribuzione clientelare di affidamento di servizi che si nascondono spesso dietro le “privatizzazioni”.
  • Che si denunciassero i reali sprechi di spesa delle P.A. attraverso maggiori controlli (es. le consulenze, ma anche certe scriteriate spese di gestione facendo valere il principio di responsabilità su certi errori commessi da dirigenti o chi per loro, visto anche i loro lauti compensi spesso sproporzionati rispetto ai livelli più “bassi”).
  • Verificare il numero dei dirigenti in ciascuna amministrazione attraverso un equo rapporto tra dirigenti/ impiegati del settore sotto la loro dipendenza. (Il confronto con i paesi europei vede in Italia un numero molto alto di dirigenti rispetto ai “propri” impiegati di area).
  • Che si venisse a conoscenza della reale situazione dei lavoratori dei servizi al lavoro/formazione in termini numerici e di un confronto con i dati degli altri paesi europei, tanto per smontare il luogo comune che vede gli enti pubblici pieni zeppi di lavoratori in eccesso rispetto alla funzione svolta, e magari cogliere l'occasione di verificare dove e in quali settori questo avviene per una redistribuzione occupazionale realmente correlata ai bisogni effettivi di servizi per la cittadinanza.
Ci chiediamo perché queste informazioni non riescono ad emergere nell'opinione e nel dibattito pubblico ma nel migliore dei casi rimangono all'interno di qualche assemblea sindacale (ma non sempre e parzialmente per tutti i punti della questione) , di qualche incontro interno a livello sindacale a cui poi con fatica seguono azioni concrete per la sensibilizzazione del problema e la difesa concreta delle sorti dei lavoratori e dei servizi che svolgono, e di qualche dibattito che vede la partecipazione di politici ma che fatica ad entrare nel circuito che conta a livello nazionale.
Chiediamo insomma di essere maggiormente rappresentati e supportati dai sindacati in questa azione di sensibilizzazione e di tutela e dei servizi alla cittadinanza e dei lavoratori,
nelle iniziative che più volte abbiamo proposto e che spesso ci hanno visto soli in una posizione sicuramente di debolezza e maggiormente “esposta” proprio per la nostra situazione di precariato.
Non a caso ci siamo organizzati in un coordinamento regionale di precari dei servizi al lavoro/formazione che si sta allargando sempre più coinvolgendo anche i precari di tali servizi di tutti Italia, abbiamo preso diversi contatti con le varie rappresentanze politiche sia a livello locale che regionale, abbiamo creato un blog (www.precariprovincia.blogspot.it).
Ci auguriamo pertanto che si continuino con forza a portare avanti le azioni a livello istituzionale governativo sui processi di stabilizzazione dei lavoratori precari negli enti pubblici, blocco delle assunzioni, proroghe, concorsi ecc., ed ad avere un ruolo attivo sui processi di riorganizzazione dei servizi al lavoro/formazione improntati a criteri di equità e trasparenza e con maggiori garanzie e meno disparità per chi ci lavora a vario titolo.

Distinti Saluti

Coordinamento Precari
Servizi al Lavoro e Formazione delle Province Toscane


Proroga dei contratti e procedure di stabilizzazione dei lavoratori precari delle Province italiane.

Al Presidente dell’ UPI Dott. Antonio Saitta
Ai parlamentari e ai rappresentanti ad ogni livello delle forze politiche
Alle OO.SS CGIL-CISL-UIL

Il decreto-legge n. 101/2013 convertito, con modificazioni, in legge n. 125/2013, prevede per le Province – grazie alle iniziative di pressione di CGIL CISL UIL e della RSU che hanno ottenuto uno specifico emendamento - la possibilità di prorogare fino al 31 dicembre 2014 i contratti di lavoro a tempo determinato per le strette necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi e nel rispetto dei vincoli finanziari, del patto di stabilità interno e della vigente normativa di contenimento della spesa complessiva di personale; inoltre, per rimediare alla sostanziale ed evidente iniquità operata nei confronti dei precari provinciali, prevede che il personale non dirigenziale delle Province, in possesso dei requisiti, possa partecipare ad una procedura selettiva di stabilizzazione indetta da un’amministrazione avente sede nel territorio provinciale.

Il divieto di assumere a tempo indeterminato imposto alle Province e già previsto nella spending review del 2012, viene confermato all’art. 4, comma 9, della medesima legge 125/2013.

Per quanto riguarda le procedure di stabilizzazione, sebbene il quadro normativo relativo al processo di riordino delle Province non sia ancora chiaro e definito è invece già di tutta evidenza che i precari delle Province saranno, per ora, i primi a subirne le conseguenze, restando privi, dopo anni di servizio e professionalità acquisita, della possibilità di essere stabilizzati.

Inoltre, ci viene detto che alcune Province rischiano lo sfondamento del patto di stabilità interno.

Vi chiediamo quindi con la presente di mettere in atto ogni possibile azione affinché nell’ambito della legge di Stabilità o nel ddl Del Rio venga consentita una deroga al patto di stabilità interno e ai vincoli sulla spesa per il personale al fine di permettere comunque le proroghe dei contratti in scadenza, e una deroga al divieto di assunzioni affinché venga data la possibilità anche ai lavoratori precari delle Province italiane di venire stabilizzati.

Chiediamo inoltre ai singoli Enti provinciali, ai loro amministratori e ai loro politici, di esprimere pubblicamente proprio in questo difficile momento una forte volontà politica che si traduca in atti concreti e coraggiosi volti comunque a prorogare i lavoratori precari che rischiano di essere le prime vittime dell’eliminazione o svuotamento delle Province e che ad oggi sono indispensabili a erogare molti servizi ai cittadini.

I lavoratori precari a tempo determinato delle Province italiane

12 novembre 2013  

RIFORMA DELLE PROVINCE, REGIONE E SINDACATI CHIEDONO PIÙ GARANZIE PER IL PERSONALE

Le Regioni hanno proposto alcuni emendamenti, tra i quali si fanno spazio anche quelli che diano certezza alle risorse per attuare il provvedimento e alla precisazione, nel medesimo, di ruoli e garanzie certe per i lavoratori coinvolti


Aspettando l'approvazione del disegno di legge Delrio e il suo testo definitivo, Regione Toscana e organizzazioni sindacali si trovano d'accordo e unite su un punto: la tutela del personale e dei patrimoni e bilanci delle ex Province, i quali dovranno andare di pari passo alle funzioni trasferite. 
I sindacati, con le segreterie toscane della funzione pubblica, sono stati incontrati stamani dall'assessore alla presidenza e al rapporto con gli enti locali Vittorio Bugli, assieme alle vice presidente della Toscana Stella Targetti e all'assessore al lavoro e alle attività produttive Gianfranco Simoncini. L'incontro eta stato chiesto dalle organizzazioni sindacali, che a due anni dall'annunciato superamento delle Province continuano ad essere preoccupate per la non chiarezza con cui viene trattata da Governo e Parlamento la partita che riguarda il personale. 
"Le Regioni – ha spiegato Bugli – ritengono sia indifferibile una riforma del sistema istituzionale che parta dall'abrogazione del Senato e dalla sua sostituzione con una Camera delle autonomie, per questo hanno invitato il Governo ad accelerare l'iter del disegno di legge costituzionale. Condividono anche che la situazione imponga un provvedimento-ponte come può essere il ddl Delrio, ma ritengono che il merito del provvedimento debba essere fortemente rivisto poiché altrimenti difficilmente attuabile". Per questo, ha ricordato ancora Bugli, le Regioni hanno proposto alcuni emendamenti, tra i quali si fanno spazio anche quelli che diano certezza alle risorse per attuare il provvedimento e alla precisazione, nel medesimo, di ruoli e garanzie certe per i lavoratori coinvolti. Parallelamente a questo, ha aggiunto, "ci siamo fatti carico di collaborare alla stesura di un accordo tra Governo, Regioni, Comuni e organizzazioni sindacali che rappresenti un impegno per tutti su questi aspetti e che dovrebbe essere firmato quanto prima a livello nazionale". 
In esso si prevede infine la costituzione di un tavolo nazionale e di uno regionale che, hanno concluso Bugli, Targetti e Simoncini, "saremo ben lieti di attivare una volta che il Parlamento avrà chiarito ruoli e competenze dei vari livelli istituzionali, auspicando che vengano accettati gli emendamenti che abbiamo proposto". 
Entro novembre il disegno Delrio dovrebbe essere approvato dalla commissione della Camera, per poi passare in aula e quindi al Senato tra dicembre e gennaio.
18/11/2013

Le RSU delle province Toscane e/o delle Province Italiane in Coordinamento riunitesi a Firenze il 30 Ottobre 2013


Alla luce del disegno di legge in corso di approvazione che ha come fine l'eliminazione del termine Province dalla Costituzione oltre allo svuotamento delle funzioni da esse esercitate, giudicano negativamente i provvedimenti e gli emendamenti presentati, pertanto i rappresentanti dei lavoratori delle Province italiane chiedono alle Segreterie nazionali e regionali che vengano immediatamente perseguiti i seguenti obiettivi

• definizione univoca sul riordino del sistema delle autonomie locali con una espressa indicazione dell’allocazione delle funzioni e dei servizi

• mantenimento e salvaguardia a livello territoriale della qualità dei servizi pubblici erogati attualmente alla cittadinanza dalle Province attraverso adeguate risorse economiche ed umane

• respingimento di ogni ipotesi di esternalizzazione e/o privatizzazione delle funzioni pubbliche oggi svolte dalle Province e dei servizi da esse erogati

• salvaguardia dei livelli occupazionali, in riferimento sia ai dipendenti a tempo indeterminato che determinato, respingendo ogni ipotesi di messa in mobilità, di dichiarazioni di esubero, o di soppressione di posti di lavoro

• proroga di tutti i contratti dei lavoratori a tempo determinato delle Province fino al 31 dicembre 2014 (come previsto dal DL 101) e possibilità di avviare anche per loro le stabilizzazioni come per gli altri lavoratori precari della PA

• coinvolgimento diretto dei rappresentanti dei lavoratori interessati nella fase di preparazione di eventuali trasferimenti di personale a seguito di rassegnazioni delle funzioni e competenze

• superamento dei vincoli di spesa sul personale e di quelli relativi al Patto di Stabilità in caso di passaggio dei lavoratori delle Province alle dipendenze di altri Enti pubblici, per evitare rischi di proclamazioni di esubero dopo il trasferimento

• garanzie sul mantenimento delle professionalità e sul mantemimento del livello salariale, comprensivo delle voci conquistate con la contrattazione integrativa

• partecipazione ai tavoli regionali di uno o più rappresentanti per RSU mentre a quelli nazionali di una delegazione per regione di rappresentanti delle RSU in quanto soggetto di rappresentanza dei lavoratori.

Le RSU delle Province Toscane e le RSU delle Province d’Italia chiedono alle segreterie nazionali e regionali di TUTTI I SINDACATI che prima della discussione in aula del DDL del Rio sia organizzata una giornata di mobilitazione dei lavoratori delle Province con manifestazioni pubbliche nei territori (su base provinciale o regionale), fino a prevedere una manifestazione nazionale dei lavoratori delle Province di fronte al parlamento.

Le RSU delle province Toscane e/o delle Province Italiane in Coordinamento

Firenze, 30 ottobre 2013

Legge 125/2013 – Precari provinciali.

    Al Presidente dell’U.P.I.
Dott. Antonio Saitta

Il decreto-legge n. 101/2013 convertito, con modificazioni, in legge n. 125/2013 di fatto esclude i precari delle Province dalle procedure di stabilizzazione in esso previste. 
Il divieto di assumere a tempo indeterminato imposto alle Province e già previsto nella spending review del 2012, viene confermato all’art. 4, comma 9, della medesima legge 125/2013.
Nella legge 125/2013 viene prevista per le Province la possibilità di prorogare fino al 31 dicembre 2014 i contratti di lavoro a tempo determinato per le strette necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi e nel rispetto dei vincoli finanziari, del patto di stabilità interno e della vigente normativa di contenimento della spesa complessiva di personale e, per rimediare alla sostanziale ed evidente iniquità operata nei confronti dei precari provinciali, viene previsto che il personale non dirigenziale delle Province, in possesso dei requisiti, possa partecipare ad una procedura selettiva di stabilizzazione indetta da un’amministrazione avente sede nel territorio provinciale.
Sebbene il quadro normativo relativo al processo di riordino delle Province non sia ancora chiaro e definito è invece già di tutta evidenza che i precari delle Province saranno, per ora, i primi a subirne le conseguenze, restando privi, dopo anni di servizio e professionalità acquisita, della possibilità di essere stabilizzati.
La situazione economica degli Enti provinciali è drammatica a causa degli innumerevoli tagli operati negli ultimi anni e tale, nella maggior parte dei casi, da non permettere nemmeno di prorogare i contratti a tempo determinato di prossima scadenza.
Il processo di stabilizzazione dei precari provinciali previsto dalla legge 125/2013, a nostro avviso, è  profondamente ingiusto dal momento che la possibilità di essere stabilizzati partecipando ad un concorso indetto da un altro Ente, circostanza peraltro più teorica che effettivamente realizzabile, contraddice palesemente il fine sancito dalla stessa legge 125/2013 ovvero quello di favorire una maggiore e più ampia valorizzazione della professionalità acquisita dal personale a tempo determinato. Viene, infatti, completamente a mancare la garanzia di poter partecipare ad un concorso indetto per la professionalità acquisita nell’ambito dell’attività lavorativa prestata presso l’Ente Provincia con la conseguente perdita di numerose specifiche competenze.
Inoltre, riteniamo anticostituzionale e lesivo dei nostri diritti avere un trattamento difforme rispetto ai precari di Regioni e Comuni, ciò in violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione.
Confidando nella sensibilità dell’U.P.I., da Lei egregiamente rappresentata, Le chiediamo di mettere in atto ogni possibile azione affinché nell’ambito della legge di Stabilità o nel ddl Delrio venga rimosso il divieto in capo alle Province di assumere a tempo indeterminato e consentita la deroga al patto di stabilità interno, al fine di permettere quanto meno le proroghe dei contratti a tempo determinato di imminente prossima scadenza.
Sperando in una risoluzione che non sia nuova DISOCCUPAZIONE, porgiamo i nostri più cordiali saluti.
Roma, 05/11/2013
I precari delle Province di 
Imperia
Genova
Spezia

Province: niente stabilizzazioni per i loro precari. La conferma di una riforma a casaccio

Che la riforma delle province si stia attivando a casaccio, senza alcun criterio, lo dimostra la legge 125/2013, di conversione del d.l. 101/2013, in tema di stabilizzazioni.
Ormai, il legislatore italiano è dedito alle più innovative tecniche di legiferazione. Infatti, nella maggior parte lei casi lascia le norme in sospeso, rinviandone l’attuazione a decreti e regolamenti che non vedono mai la luce o vengono adottati con immensi ritardi; oppure, attua disposizioni che non sono ancora, però, vigenti.
E’ esattamente il caso della riforma delle province. Il d.l. 95/2012, convertito in legge 135/2012, la famigerata spending review del governo Monti, all’articolo 16, comma 9, impone alle province il divieto di effettuare assunzioni a tempo indeterminato. La norma fu inserita nel presupposto che da lì a poco le province sarebbero state profondamente riformate. Come è noto, non se ne è fatto nulla, anzi le norme sfornate dall’esecutivo a guida Monti sono state dichiarate incostituzionali.
Tuttavia, il divieto di assunzione resta ed è confermato dalla legge 125/2013, che non solo la conferma vietando alle province di stabilizzare il personale, ma, cercando di rimediare alla palese iniquità nei confronti dei precari che hanno prestato servizio presso le province, prevede che essi possano partecipar alle procedure selettive di stabilizzazione, attivate da altre amministrazioni del territorio provinciale.
Una soluzione all’evidenza totalmente raffazzonata, che fa comprendere il semplicismo dell’approccio al problema dell’abolizione delle province.
Eppure, l’articolo 4, comma 6, della legge 125/2013 prevede che le stabilizzazioni siano possibili “al fine di favorire una maggiore e più ampia valorizzazione della professionalità acquisita dal personale con contratto di lavoro a tempo determinato” e nei confronti del personale a termine che abbia prestato servizio “alle dipendenze dell’amministrazione che emana il bando”.
I precari delle province, invece, effettueranno concorsi presso amministrazioni diverse e per professionalità che non hanno acquisito nell’ambito dell’attività lavorativa svolta presso di esse.
Si dirà che poiché le province sono destinate ad essere eliminate, è giusto evitare che effettuino assunzioni a tempo indeterminato. I precari, per altro, potrebbero essere assunti e presto trasferiti da altra parte: tanto vale che si adoperino per cercare la buona sorte della stabilizzazione altrove.
Un conto, però, sarebbe trasferire personale provinciale presso altri enti destinatari a subentrare alle province nella gestione delle funzioni, seguendo, dunque, uffici e funzioni stesse, secondo criteri di funzionalità e competenza. Altro è, invece, contraddire nella medesima legge il principio secondo il quale la stabilizzazione è in funzione di una certa competenza acquisita presso il medesimo ente che intende stabilizzare, lasciando sciamare i precari delle province da un ente all’altro, riallocandoli in tal modo senza nessun criterio di professionalità o di ordinata allocazione di risorse lavorative connesse alle funzioni che le province sono chiamate a dismettere.
E’ la conferma che la riforma delle province, fondato su un su un disegno di legge costituzionale non ancora vigente, che vuole essere attuato – nella sua non vigenza – dal ddl Delrio, che a sua volta viene in parte anticipato, mentre non è vigente, dalla legge 125/2013 viene condotta sull’onda del sentimento emozionale.
Il che dovrebbe far riflettere sul modo di procedere oltre. Ma Renzi, e di conseguenza il renziando Ministro Delrio, hanno affermato che dell’appello dei 44 giuspubblicisti finalizzato a far riconsiderare al Governo le scelte affrettate e caotiche in tema di province, come affermato sui media, “non sanno che farsene”. E si vede.

Le ragioni dello sciopero - Comunicato stampa

Lavoro pubblico: da Corte Conti e Istat solo conferme, da D'alia lacrime di coccodrillo 
200 miliardi di spesa in più in 10 anni, mentre i dipendenti sono 370mila in meno.
Cgil, Cisl e Uil di categoria:  al paternalismo rispondiamo con lo sciopero

“lo hanno capito tutti: il lavoro pubblico ha pagato un prezzo troppo alto. Il personale delle pubbliche amministrazioni è stato utilizzato per coprire i buchi e, da ultimo, per un'operazione propagandistica e del tutto insufficiente sul cuneo fiscale. Soldi che i cittadini-lavoratori restituiranno con una maggiorazione, a causa della riduzione dei servizi e dell'aumento della tassazione locale”. Così Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, rimarcano le ragioni di una mobilitazione che porterà il personale dei settori pubblici in piazza, con uno sciopero nazionale articolato sul territorio. 

“Impoverire i dipendenti a cui si chiede di modernizzare la Pa – continuano i quattro sindacalisti - è cieco e fortemente iniquo. Servono costi standard, per eliminare sprechi e garantire un'oculata gestione dei soldi pubblici. Bisogna recuperare risorse, non effettuare ulteriori tagli, migliorare i servizi a cittadini e imprese. Investire nella professionalità di chi da troppi anni è privato del diritto al contratto, assumere giovani qualificati, a partire dai vincitori di concorso non assunti, garantire il turn over.  E poi stabilizzare i precari, certificando le competenze per poi riaprire il tavolo per i rinnovi contrattuali. Le risorse ci sono, ma sono investite male e in modo non sempre limpido”.

“La Corte dei Conti e l'Istat certificano quello che noi diciamo da anni. Il lavoro pubblico ha pagato il costo della crisi, mentre la spesa pubblica è cresciuta di 200 miliardi di euro in 10 anni, il costo del lavoro pubblico sceso sensibilmente, insieme al valore reale dei salari, e i dipendenti diminuiti di 370mila unità. Con lo sciopero – concludono Dettori, Faveri, Torluccio e Attili - lo spiegheremo al Paese, perché il nemico pubblico numero uno è evidentemente un altro, è la spesa che non produce né servizi né stimoli all'economia, ma solo rendite. La spesa che nessuno osa toccare".

CISL aziendale - Provincia di Firenze

CONVERTITO IN LEGGE IL DECRETO PA


I precari delle Province potranno restare al proprio posto fino alla fine del prossimo mese di giugno 2014
Fonte:http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=157726

Il Senato, nella seduta di martedì 29 ottobre, ha approvato definitivamente, in terza lettura, il decreto-legge n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni (ddl n. 1015-B). 
Sulle gare per accedere ai posti vacanti nel pubblico impiego, viene stabilita la soglia massima del 50% dei posti riservati ai precari nei concorsi indetti tra 2014 e 2016: i candidati potranno entrare in questa speciale categoria, qualora abbiano svolto almeno 3 anni di servizio negli ultimi 5 tramite contratti a termine. 
La norma speciale resterà in vigore fino al 2016, con possibilità di proroga per i rapporti tuttora i corso entro la stessa scadenza. 
I precari delle Province resteranno al proprio posto fino alla fine del prossimo mese di giugno 2014. 
All'articolo 4, recante disposizioni in tema di precariato e di reclutamento nel pubblico impiego, è previsto che si potranno indire nuovi concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato esclusivamente in assenza di graduatorie vigenti, le quali rimarranno in vigore fino al 2016. A decorrere dal 1° gennaio 2014 è previsto l'istituto del concorso pubblico unico per il reclutamento dei dirigenti statali, la cui organizzazione spetta al Dipartimento della funzione pubblica senza oneri per la finanza pubblica. Quanto alla stabilizzazione del personale precario, la Camera dei deputati ha esteso fino al 31 dicembre 2016 il termine per bandire concorsi per assunzioni a tempo indeterminato di personale precario nelle pubbliche amministrazioni, nel limite massimo del 50 per cento delle risorse disponibili. E' stata ampliata inoltre la possibilità per le pubbliche amministrazioni di prorogare i contratti di lavoro a tempo determinato dei soggetti che abbiano maturato almeno tre anni di servizio alle loro dipendenze. 

Il resoconto del Senato con il testo approvato: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?leg=17&tipodoc=Resaula&id=721674

Vedi anche qui

Precari Pa: D'alia confuso sui numeri, le stabilizzazioni hanno funzionato. Dimostrare il contrario con dati poco chiari non gli fa onore

Comunicato stampa di Fabrizio Fratini, Segretario Nazionale Fp-Cgil
Roma, 24 ottobre 2013

"Cercare di dimostrare che le stabilizzazioni sono fallite, utilizzando dati non omogenei, non fa onore al Ministro Gianpiero D'alia. Il problema è troppo serio per cercare di cavarsela con un gioco di prestigio". Con queste parole Fabrizio Fratini, Segretario Nazionale Fp-Cgil, risponde alle dichiarazioni rilasciate oggi alla Camera dal Ministro della Funzione Pubblica.

"Utilizzare un arco di tempo lungo 10 anni, senza cioè isolare l'unico periodo in cui le stabilizzazioni si sono davvero fatte, è del tutto inutile e fuorviante. Se il Ministro non li ha - aggiunge il sindacalista - glieli forniamo noi: tra il 2007 e il 2009 nelle pubbliche amministrazioni si è passati da 112mila a 92 mila tempi determinati (20mila in meno), da 4mila a 2mila lavoratori in formazione (2mila in meno), da 24mila a 20mila lavoratori socialmente utili (4mila in meno), da 81mila a 48mila contratti di collaborazione (33mila in meno). Mentre il precariato complessivamente inteso si riduceva di 60mila unità, in quegli stessi anni si sono stabilizzati oltre 50mila contratti e, se l'ex Ministro Brunetta non avesse interrotto così bruscamente quel percorso, altri 39mila lavoratrici e lavoratori avrebbero avuto i requisiti per essere stabilizzati negli anni successivi. Tra questi requisiti, quei lavoratori rispettavano quello concorsuale, che garantiva il rispetto del dettato costituzionale".

"E' evidente la difficoltà di D'alia. Ha promesso soluzioni e oggi non ha una risposta né per i vincitori di concorso, né per i precari. Né tanto meno per chi, e sono molti, ha vinto un concorso ma lavora da precario, e da anni, nelle pubbliche amministrazioni. Capiamo l'imbarazzo ma non la strumentalità di certe affermazioni. In questa vicenda - conclude Fratini - di fallimenti ne vediamo tanti altri". 


ASSEMBLEA GENERALE DI TUTTI I LAVORATORI

venerdì 25 ottobre ’13
DALLE ORE 09,00 ALLE 11,00
Presso la sala Luca Giordano Palazzo Medici Riccardi Via Cavour 1

· Informativa sul DDL 1542 sulle Città metropolitane, Province e Unione dei Comuni;
· Informativa sullo stato delle trattative;
· Varie ed eventuali.
PARTECIPATE NUMEROSI
Parteciperanno all'Assemblea delegati della RSU aziendale e OO.SS territoriali

CHI SCIOPERA IL 18

Sindacati di base in corteo: è il giorno dello sciopero contro l'austerity
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Regioni e Autonomie Locali

U.S.B. (Unione Sindacale di Base) - Pubblico ImpiegoNon si è già rassegnato al compromesso al ribasso che gli viene offerto dal sindacalismo di facciata e combatte assieme al sindacalismo di base.
Non crede ai richiami alla stabilità invocati dai governi delle larghe intese utili solo alla conservazione della classe politica che li ha generati.
Non ha supinamente introiettato gli slogan dei centri di potere politico e finanziario nostrani e internazionali: “ce lo chiede l’Europa; abbiamo bisogno di stabilità; occorre adottare una politica di spending review; occorre bloccare i contratti pubblici, etc.”, ma ha invece idea che di europeo dovremmo avere i salari.
Non si è fatto convincere dagli anatemi di Ichino e Brunetta che considerano i lavoratori e le lavoratrici pubbliche dei fannulloni, ma pensa che siano proprio loro e i loro fautori, un peso sociale insostenibile.
Non accetta la politica riformatrice che azzera la democrazia a colpi di decretazione d’urgenza e cancella le Province, ma vorrebbe poter giudicare con il voto coloro che ci governano.
Non si è fatto persuadere dagli alti burocrati dello Stato – oltretutto lautamente remunerati – di essere un peso per la società e pensa invece di essere una risorsa.
Non pensa che privatizzare ed esternalizzare servizi pubblici sia la strada per portare benefici alla collettività, ma un modo solo per arricchire pochi con le risorse di molti, anche a causa della riforma del titolo V della Costituzione approvata nel 2001.
Non tollera che nella pubblica amministrazione si perseveri nell’inseguire una politica di tagli che lascia del tutto inalterati i privilegi, minimamente o per nulla scalfiti dalla politica del risparmio a tutti i costi, e che anzi incide solo su piccole, ma pesantissime riduzioni delle nostre buste – paga, lasciando sprechi e retribuzioni galattiche per le strutture politiche e l’alta dirigenza.
Ma nel comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali c’è una ragione in più per scioperare costituita dalla ferma opposizione ai disegni di legge, costituzionale ed ordinario, presentati dal governo Letta, con cui si vorrebbero cancellare le Province, accorpare i piccoli Comuni e istituire le Città Metropolitane.  Si tratta di una riforma sciatta e volgare imposta dalla Banca Centrale Europea e accettata da cisl, uil, cgil e confindustria.  Una riforma che costerà moltissimo in termini di diritti e di retribuzioni, ma di cui persino i lavoratori delle province in via d’estinzione, faticano a comprenderne i contorni, immaginando radiose prospettive o negli ente Regione o nelle Città Metropolitane: nulla di tutto questo!
Questa l’amara medicina: tutte le Autonomie Locali, Regioni comprese, dovranno continuare a tagliare e poiché il grasso (se c’era) è stato già tagliato, restano da tagliare solo i posti di lavoro utilizzando le ricette volute da Tremonti–Berlusconi, Monti–Grilli–Bondi, e infine Letta–Delrio–Saccomanni (dalla cassa integrazione al vero e proprio licenziamento). Chi desidera opporsi ai governi delle larghe intese e provare a cambiare le regole del gioco è atteso il

18 ottobre 2013
ALLO SCIOPERO GENERALE!
Manifestazione nazionale a Roma – ore 10,00 – Piazza della Repubblica

Precari Pa. Cgil, Cisl e Uil presentano la proposta unitaria

"Subito la proroga per tutelare gli oltre 120mila precari dalla pubblica amministrazione e garanzie su un percorso che dia certezze ai lavoratori. Governo e Parlamento intervengano già con la legge di stabilità.

Roma, 15 ottobre 2013 "Subito una proroga per tutelare gli oltre 120mila precari dalla pubblica amministrazione e garanzie su un percorso che sani definitivamente questa piaga, senza dimenticare i vincitori di concorso e la qualità dei servizi offerta ai cittadini, la vera priorità dimenticata da tutti".
Questa la richiesta avanzata congiuntamente dalle categorie del lavoro pubblico di Cgil Cisl e Uil. A presentarla in una conferenza stampa tenutasi stamane, i segretari generali Rossana Dettori (Fp-Cgil), Giovanni Faverin (Cisl-Fp), Giovanni Torluccio (Uil-Fpl) e Benedetto Attili (Uil-Pa), che chiedono a governo e parlamento di intervenire già con la legge di stabilità: "perché con migliaia di contratti in scadenza a fine anno c'è il rischio reale di una paralisi dei servizi pubblici". "Serve una svolta vera e non di facciata" spiegano i quattro segretari di categoria. "L'iter di approvazione del decreto Pa ha portato risultati molto deludenti. Qualche passo si è fatto con il rinvio ad apposito Dpcm per gli operatori del servizio sanitaro, l'allungamento della validità delle graduatorie e la proroga per i 650 precari degli uffici immigrazione. Ma bisogna fare molto di più", attaccano i sindacati: "Le ambiguità del provvedimento hanno mantenuto invariati i vincoli dei limiti finanziari e occupazionali degli enti, permesso la proroga dei dirigenti a contratto, lasciato aperte le porte alle clientele della politica e impedito una risposta complessiva a chi del servizio pubblico si fa carico ogni giorno". Le federazioni di Cgil, Cisl e Uil lanciano dunque la mobilitazione, sulla base di una proposta in tre punti: 
1) adottare un piano generale di assunzioni che superi il blocco generalizzato del turn over, da rendere flessibile e selettivo, e i tagli lineari alla spesa per personale, con progressivi meccanismi di stabilizzazione del lavoro precario, rimettendo mano anche ai vincoli di patti di stabilità interni, 
2) prevedere il rinnovo dei contratti di lavoro precari per assicurare i livelli occupazionali e offrire continuità ai servizi, 
3) superare la precarietà nel lavoro pubblico attraverso un intervento legislativo che riconduca i rapporti a termine e atipici esclusivamente a esigenze di carattere eccezionale e temporaneo. 
"Proposta su cui sfidiamo la politica e il governo" concludono Dettori, Faverin, Torluccio e Attili. "Perché il superamento del precariato deve essere un pezzo del progetto di rinnovamento del lavoro pubblico: con più competenze, più professionalità, meno sprechi e meno spesa improduttiva". 

Costruiamo un percorso di stabilità per tutti

Questa mattina saremo a Montecitorio per un' audizione sui precari con la rappresentanza Cgil F.P.  per l'iniziativa unitaria di Cigl, Cisl e Uil.

Precari Pa: a rischio oltre 70mila lavoratori. Il 15 prima iniziativa unitaria con le proposte di Cgil, Cisl e Uil


Comunicato stampa Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl Uil-Pa 

“Dopo dei piccoli passi in avanti e il recepimento di alcune nostre proposte, il voto in Senato ha spazzato via ogni dubbio: non c'è la volontà politica di risolvere il problema del precariato nella Pubblica amministrazione e quanto avvenuto in commissione bilancio del Senato, ne è una chiara dimostrazione. Chiediamo un percorso per dare certezza ai lavoratori con contratto a tempo e per evitare drammatiche ripercussioni sui servizi ai cittadini e alle imprese”.  Secco il giudizio dei segretari generali delle categorie del lavoro pubblico di Cgil, Cisl e Uil, Rossana Dettori (Fp-Cgil), Giovanni Faverin (Cisl-Fp), Giovanni Torluccio (Uil-Fpl) e Benedetto Attili (Uil-Pa), in merito al voto in Senato sul Decreto Pubblica Amministrazione.“Quello della camera alta è stato l’ennesimo gioco di prestigio – continuano i sindacalisti - per altro goffo. Nel testo approvato non c'è nemmeno una vera e propria proroga dei contratti, che è limitata a quelle poche amministrazioni locali che avranno i margini per permettersela. Proroga che assolutamente dovrà essere fatta prima della scadenza di fine dicembre, se si vuole evitare la paralisi dei servizi. Oltre a quelle di lavoratori interinali, collaboratori e lavoratori socialmente utili, per cui non era già prevista alcuna salvaguardia, potrebbero quindi verificarsi un numero superiore alle 70mila espulsioni di lavoratori, anche a tempo determinato. E parliamo di lavoratori senza ammortizzatori sociali.”. “Per questo avevamo proposto emendamenti importanti al testo e chiesto di migliorare il decreto. Nei fatti abbiamo assistito a un dibattito pubblico paradossale, con accuse di sanatoria da una parte e tiepidi trionfalismi dall'altra. E per questo già martedì 15 ottobre, a partire dalle ore 10, terremo una prima iniziativa unitaria presso la Sala Conferenze in Piazza Montecitorio 123– concludono Dettori, Faverin, Torluccio e Attili – per avanzare le nostre proposte e rispondere a questo ennesimo atto di irresponsabilità”.

AUDIO INIZIATIVA

Venerdì 11 Ottobre riunione coordinamento RSU delle province toscane allargato alle altre Rsu in diretta streaming dalle ore 13

Questo incontro promosso dal coordinamento R.S.U. Province Toscane deve essere da stimolo alle OO.SS Provinciali, Regionali e Nazionali per costituire un percorso unitario di tutte le sigle nessuna esclusa.
Sulle funzioni, servizi e loro mantenimento. Garanzia della occupazione stabile e precaria, delle professionalità e competenze delle lavoratrici e dei lavoratori che erogano quei servizi alla cittadinanza.
Dobbiamo evitare la ipotetica frammentazione dei servizi. 
Il confronto dovrà partire da questo presupposto.

Di seguito il documento sottoscritto del Coordinamento 
delle RSU delle Province Toscane insieme alle RSU delle Province di Padova, di Torino, di Forli'/Cesena e di Bologna


Firenze 11 Ottobre 2013

Il Coordinamento delle RSU delle Province Toscane insieme alle RSU delle Province di Padova, di Torino, di Forli'/Cesena e di Bologna riunite nell'assemblea aperta a tutte le R.S.U. Delle Province Italiane, all'unanimità ( con n. 2 astenuti):

Ravvisano la necessità di rafforzare le attività delle R.S.U. delle Amministrazioni Provinciali per intervenire concretamente nelle varie fasi della riforma delle Province;

Propongono l’immediata convocazione di una ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI DELLE PROVINCE ITALIANE da effettuarsi con tutte le Organizzazioni Sindacali entro il corrente mese di Ottobre.

Le RSU presenti, come rappresentanti dirette dei lavoratori, testimoniano

La preoccupazione per la situazione politica/amministrativa nel merito del riordino delle Province per l’assenza di un progetto di riforma organica di riordino della P.A.;

La riduzione delle risorse economiche che comporta un peggioramento qualitativo e quantitativo nell’erogazione dei servizi al cittadino;

L’incertezza sul mantenimento dei livelli occupazionali dei dipendenti delle province, dei lavoratori precari sotto varie forme, dei lavoratori delle imprese che operano negli appalti di servizi, nelle società partecipate ecc..

Ritengono necessario l’impegno di tutte le RSU DELLE PROVINCE ITALIANE,
delle Categorie e di tutte le organizzazioni sindacali per ottenere una riforma organica delle autonomie locali e della P.A. in cui si abbia:

  • IL MANTENIMENTO NELL’AMBITO PUBBLICO DEI SERVIZI AI CITTADINI E AL CORRETTO LIVELLO ( qualitativo e quantitativo) TERRITORIALE DEGLI STESSI SERVIZI FORNITI OGGI DALLE PROVINCE: I SERVIZI DEVONO ESSERE GARANTITI ATTRAVERSO RISORSE ADEGUATE E CHIARE ATTRIBUZIONI DI COMPETENZE.
  • L’INSERIMENTO DI PRECISE GARANZIE SUL MANTENIMENTO DEI POSTI DI LAVORO DI TUTTI I DIPENDENTI: DEVE ESSERE PREVISTO ESPLICITAMENTE CHE IL PROCESSO DI RIORGANIZZAZIONE ISTITUZIONALE NON DEVE COMPORTARE LA MESSA IN MOBILITA’ O LICENZIAMENTI DEI DIPENDENTI. L’EVENTUALE PASSAGGIO DEI LAVORATORI DELLE PROVINCE ALLE DIPENDENZE DI CITTA’ METROPOLITANE, REGIONI O ENTI DI AREA VASTA E COMUNI O LORO UNIONI DEVE AVVENIRE, OVE NECESSARIO, IN DEROGA AI VINCOLI SUL PERSONALE PREVISTI ATTUALMENTE PER GLI ENTI PUBBLICI.
  • L’INSERIMENTO DI TUTELE A FAVORE DEI LAVORATORI PRECARI DELLE PROVINCE: IL BLOCCO DELLE ASSUNZIONI PREVISTO DALL’ART. 15 DEL DDL ATTUALMENTE IN ESAME DEVE ESPLICITAMENTE ESSERE ESCLUSO PER LE PROCEDURE DI “STABILIZZAZIONE” DEI PRECARI DELLE PROVINCE PREVISTE DAL D.L 101/2013 IN FASE DI CONVERSIONE PARLAMENTARE.
  • L’INSERIMENTO DI PRECISE GARANZIE SUL MANTENIMENTO DEGLI STIPENDI (COMPRENSIVI DELLE VOCI FONDAMENTALI E DI QUELLE ACCESSORIE) E DELLE PROFESSIONALITÀ ACQUISITE NELL’EVENTUALE PASSAGGIO DEI LAVORATORI DELLE PROVINCE ALLE DIPENDENZE DI CITTA’ METROPOLITANE, REGIONI, NUOVI ENTI DI AREA VASTA, COMUNI O LORO UNIONI.
RITENGONO necessario organizzare momenti pubblici di mobilitazione con il coinvolgimento dei lavoratori
  • ASSEMBLEA NAZIONALE DEI DELEGATI DELLE RSU DA EFFETTUARSI ENTRO OTTOBRE 2013
  • ASSEMBLEE PROVINCIALI CONVOCATE IN CONTEMPORANEA DALLE RSU DELLE PROVINCE NEI TERRITORI PER LE GIORNATE DEL 18 O 25 OTTOBRE 2013
  • ATTIVARE CONTESTUALMENTE IDONEE INIZIATIVE DI SENSIBILIZZAZIONE E DI MOBILITAZIONE, IN UNA LOGICA DI CONDIVISIONE E PARTECIPAZIONE, NEI CONFRONTI DI TUTTI I SOGGETTI ISTITUZIONALI E DELL’OPINIONE PUBBLICA. 

LE RSU PRESENTI DECIDONO DI RICONVOCARSI COMUNQUE NELLA GIORNATA DEL 30 OTTOBRE 2013 IN SEDE DA DEFINIRE PER UNA NUOVA ASSEMBLEA APERTA A TUTTE LE RSU DELLE PROVINCE ITALIANE. 

In particolare , nelle more dell’approvazione delle eventuali riforme, è urgente che il Governo rimuova i vincoli alle stabilizzazioni previste dal D.L. 101/2013 ed il blocco delle assunzioni per delle Province , per garantire l’erogazione dei servizi.

Il coordinamento R.S.U. Province Toscane unitamente alle RSU delle Province di Padova, di Torino, di Forli'/Cesena e di Bologna.

P.A.: Cgil, sbagliato non prorogare precari dei centri per impiego

(ANSA) La Cgil esprime preoccupazione per la decisione di non prorogare i contratti dei lavoratori precari delle province, concentrati nei centri per l'impiego. ''In attesa di riorganizzare il sistema - affermano in una nota Serena Sorrentino, segretario confederale Cgil, e Federico Bozzanca, segretario nazionale Fp Cgil - non si può depotenziare la rete di servizi per il lavoro esistente''. "Gli addetti ai centri per l'impiego - sottolineano - sono circa 6.800 in tutta Italia, di questi, secondo le ultime stime, circa 1.500 sono quelli temporanei ai quali andrebbe intanto prorogato il contratto in scadenza al 31 dicembre di quest'anno. Onde evitare che ci si accorga all'ultimo minuto che bisogna correre ai ripari perché il sistema non regge, occorre prorogare i contratti dei precari che oggi operano presso i centri per l'impiego, garantendo un servizio che va certamente potenziato e qualificato ma che comunque deve essere effettuato. Auspichiamo che governo, commissioni parlamentari e ministero vadano nella stessa direzione, cioè quella di non indebolire ulteriormente i centri per l'impiego ma di approvare una misura che garantisca i lavoratori precari e riapra la discussione sul sistema di politiche attive".

Report : Decreto del fare: occupazione giovanile

Dopo il vertice europeo di fine giugno il premier Letta e il ministro Giovannini annunciano in pompa magna di aver ottenuto un miliardo e mezzo contro la disoccupazione giovanile. A spendere questi soldi saranno i centri per l'impiego, per i quali noi investiamo un decimo rispetto alla media dei paesi europei e che ormai sono al collasso. 
Riusciranno a spenderli bene?